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Le Radici dell'Orgoglio

5 Ottobre 1960

Scoppia a Brescia lo scandalo dei “Balletti verdi”

CostumeCronacaSocietà

“Brescia vive anni di grande imbarazzo per la vicenda giudiziaria dei “balletti verdi”. Fra il centro e i paesi dell’hinterland, secondo l’accusa si sarebbero tenuti nel ’60 incontri riservati ai “diversi”, ai quali avrebbero partecipato anche minorenni. Il sasso nello stagno viene lanciato dal padre di uno di costoro. Ne vien fuori una baraonda, pare gonfiata ad arte da giornali e rotocalchi nazionali. Brescia viene indicata come “centro della perdizione”, al quale facevano capo omosessuali e gente dello spettacolo di tutta Italia. Ricostruire con chiarezza l'intera vicenda affidandosi alle colonne del giornale non è molto semplice e ciò per due motivi: l'inchiesta fu riservatissima e fu complicata dal fatto che prese anche la via di Milano e Roma. Inoltre, la città (e forse anche il suo quotidiano) si chiuse a riccio per impedire che l'immagine di Brescia fosse moralmente infangata. Nel procedimento furono coinvolte centinaia di persone e molte segnalazioni (come avviene nelle dispersive inchieste con molte ramificazioni) vennero da personaggi equivoci. L’elenco delle persone note che furono chiamate a narrare i particolari della vicenda è lunghissimo. Fra costoro numerosi uomini di spettacolo che erano venuti a conoscenza, in diversa misura, dei “balletti bresciani”. Dai carabinieri furono sentiti Paolo Carlini, Gino Bramieri, Franca Rame e Dario Fo, Nadia Gray e Mike Bongiorno. Il presentatore televisivo fu nell’occhio del ciclone, provocato dalla stampa scandalistica nazionale. Mike si infuriò e, visto che era stato ascoltato come semplice testimone, fece partire una raffica di querele. A| tribunale di Brescia il 28 gennaio 1964 furono condannati (in media a un anno e mezzo) sedici personaggi”.

Ancora su questo fatto di cronaca scrive Tullio De Mauro: “L'espressione [balletti verdi] risale al 1960: è coniata nella città di Brescia nella primavera di quell’anno per designare gli spettacoli privati a pagamento in cui giovani omosessuali si prestano a intrattenere rapporti sessuali con facoltosi industriali, ecclesiastici locali e non, attori, presentatori della RAI-TV, ex deputati monarchici ecc.. Indagini dei carabinieri portano a un’inchiesta formale della magistratura nel settembre-ottobre del 1960. Clemente Azzini sull’Unità del 6.10.60, pag. 5, rende nota la cosa che acquista rapidamente rilevanza nazionale: si fanno nomi di grande notorietà in tutti i campi, volano querele, Dario Fo, Gino Bramieri, Franca Rame tengono una conferenza stampa per dichiararsi estranei ai balletti verdi, non così Mike Bongiorno. Il 13 ottobre l’arcivescovo di Brescia, Giacinto Tredici, incalzato dai fatti, dichiara pubblicamente “anche i preti possono mancare”. Il caso rivela connessioni con altre città: Cremona, Milano, Roma, Napoli e con la Svizzera, nonché col traffico di droga (anzi, “di droghe”, L’Unità del 22.10.60, pag. 5). Il 23 ottobre il giornale dell’Azione Cattolica Il Quotidiano interviene contro il dilagare dello scandalo. Il 24 ottobre il giudice istruttore è rimosso dall’incarico e inviato in Abruzzo. Ma, ormai, l’espressione balletti verdi, ripetuta per settimane su tutta la stampa italiana, si è radicata nell’uso. Essa ricalca l’espressione francese nata nella prima metà degli anni '50 e rapidamente italianizzata in balletti rosa, per indicare amori di gruppo tra maschi adulti e minorenni femmine (in Francia, in ciò risultò implicato un presidente dell’Assemblea Nazionale; in Italia, il 19.10.60, mentre ancora si parla dei verdi, esplode ancora un caso di balletti rosa a Pinerolo).

Fonti

L'almanacco del Giornale di Brescia.
In AA.W. Pratiche innominabili - Violenza pubblica e privata contro gli omosessuali, Mazzotta, Milano, 1979.

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