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Le Radici dell'Orgoglio

12 Maggio 1974

Referendum sul divorzio

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Referendum sul divorzio. La campagna, voluta dai radicali di Marco Pannella, fu affrontata dal PCI senza molta convinzione. Le previsioni erano per il 35% dei no. Era un calcolo che dimostrava una scarsa conoscenza della trasformazione in atto, soprattutto sul piano degli atteggiamenti mentali. Anche la DC sottovalutava queste trasformazioni: Fanfani dà al confronto un tono molto aspro, collocandosi in un fronte anti-divorzista che comprendeva solo il MSI. La battaglia fu combattuta non su principi politici, quanto etici. DC: mantenimento dell’integrità della famiglia. PCI: accettazione del valore dell’istituto familiare, ma esigenza di eguaglianza (i ricchi potevano “divorziare” grazie alla Sacra Rota) e riconoscimento delle situazioni di fatto. Il 59,3% degli elettori conferma la legge sul divorzio. Il referendum non fu una scelta pro o contro la famiglia, ma per la libertà di decisione individuale e, soprattutto, per l’adeguamento delle strutture giuridiche alla società reale. L’affermazione del diritto dell’individuo alla piena libertà di scelta nella vita privata era senza dubbio una conquista “laica”, ma non era infondata l’osservazione di P.P. Pasolini che la vittoria dei no all’abolizione del divorzio era dovuta soprattutto al fatto che i ceti medi erano “radicalmente - direi antropologicamente - cambiati”: i loro valori positivi non erano quelli sanfedisti e clericali, ma “i valori dell’ideologia edonistica del consumo e della conseguente tolleranza modernistica di tipo americano”. Accanto ai valori del consumo apparivano vincenti anche quelli del privato, che conquistavano ormai persino ampi settori delle sinistre estreme. Con il referendum sul divorzio e con le amministrative del ‘75 sembrò delinearsi in Italia una svolta a sinistra.

Fonti

Aurelio Lepre, Storia della Prima Repubblica, pagg. 266/267.

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