28 Giugno 1982
A Bologna viene inaugurato il Cassero di Porta Saragozza.
Dopo una lunga battaglia, molte proteste della Curia bolognese e qualche tentennamento dell'amministrazione comunale, il Collettivo 28 giugno (già noto come Collettivo Frocialista) ottiene l'assegnazione del Cassero di Porta Saragozza come sede della comunità omosessuale bolognese.
...di questi tempi torna in auge rileggere la storia come se i conflitti non esistessero, come se il rispetto reciproco equivalesse ad omologazione delle coscienze e come se il Sacro fosse appannaggio delle burocrazie religiose, e neppure di tutte, ma solo di’ quelle di Santa Romana Chiesa. In verità la tensione morale ed etica agglutinatasi attorno alla vicenda del Cassero e’ stata fortissima, tanto da indurre, come vedremo, il Partito Comunista bolognese a scegliere, in nome di sacrosanti principi, quali sono quelli dell’eguaglianza dei diritti per ogni persona, una rischiosa frattura, che ancora oggi è di’ ostacolo al dispiegarsi di una politica di’ alleanza col mondo cattolico, con le gerarchie ecclesiastiche..."“...Allora, si vedano gli interventi di Fausto Pezzato e di Giorgio Celli sul Resto del Carlino, altri pubblicati sull’Avvenire, molti furono coloro che tacciarono il Partito Comunista e il sindaco Zangheri di aver effettuato una scelta strumentale, tesa al recupero di consensi verso l’area sociale e politica che, nel 1977, era stata protagonista di una inusuale e memorabile rivolta. Indubbiamente quei fatti pesarono. Resto però dell’opinione che, dal punto di vista della strumentalità politica, avrebbe reso qualcosa di più ai detentori del potere cittadino destinare al Circolo di cultura omosessuale XXVIII Giugno una sede dignitosa, ma collocata altrove. No : in quella scelta ci fu qualcos’altro che non strumentalità. Vi erano i segni di’ un mutamento delle coscienze che aveva le proprie radici in eventi epocali lontani e che era stata ammodernata, resa viva, dal femminismo, dalla radicale critica dei ruoli e delle identità che era ben presente nel movimento del ‘77, dalla crisi della figura maschile propiziata anche dal rapido declinare del riferimento costituito dall’operaio di fabbrica, maschio e massificato. MARX HA MENO DIRITTI DI SODOMA? chiedeva, con un titolo, L’Avvenire il 29 giugno del 1982. Questione importante e interessante; ad ogni modo la risposta è sì: dopo millenni di oppressione, Sodoma prendeva una dolce rivincita, a testimonianza che si ha un bel reprimere la verità della vita sotto codici e anatemi e processi educastrativi; ma prima o poi essa tornerà a manifestarsi. Inevitabilmente. Perché ognuno di noi coltiva, insopprimibile, il bisogno di essere autentico...”BEPPE RAMINA (a cura di’), HA PIÙ DIRITTI SODOMA DI MARX? Il Cassero - 1977/1982, Quaderni di critica omosessuale, n.10