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Le Radici dell'Orgoglio

Una lettera dal “numero zero” di «Fuori!»

di Giorgio Umberto Bozzo

Una lettera dal “numero zero” di «Fuori!»

Una simpatica bacchettata sulle dita da parte di un colto e politicamente preparato parrucchiere per signora insegna ai neoattivisti omosessuali che chi lotta contro i pregiudizi non sempre ne è privo

Fuori! · 1 Gennaio 1972

Ritagli capovolti

Il “numero zero” di «Fuori!», la rivista del movimento di liberazione omosessuale, inizia ad essere diffuso nel corso del gennaio 1972, per quanto sulla copertina sia indicato come mese di uscita il dicembre 1971. 

Sin dalla sua nascita, avvenuta nella primavera del 1971 e a cui fa seguito una serie di incontri dei tre gruppi fondatori di Torino, Milano e Roma – in uno di questi il giovane militante milanese Luigi Cannillo, il “compagno Gigi Luigi”, avrebbe ideato l’acronimo FUORI! come Fronte Unitario Omosessuale Rivoluzionario Italiano – il movimento ha chiara e netta la necessità di dotarsi di un organo ufficiale di comunicazione: la parola sull’omosessualità deve tornare agli omosessuali! 

Angelo Pezzana e i suoi compagni ritengono che sia urgente intervenire e correggere non soltanto il linguaggio giornalistico spesso becero e mistificatorio, ma anche i contenuti, con tutte le scempiaggini e la paccottiglia pseudoscientifica che viene solitamente utilizzate da quotidiani e rotocalchi per riferirsi al cosiddetto “terzo sesso”.

Nel giugno del 1971 due fuorini romani, l’ingegnere 35enne Gianni Chilanti e il giovane architetto Bruno Fiorentino, concedono un’intervista al settimanale della Mondadori «Panorama», in cui, oltre a fornire le prime informazioni sul movimento, annunciano il progetto della rivista (il giornalista fraintende il concetto di “numero zero” e scrive che il nome della testata sarebbe stato «O»).

Questo è l’articolo uscito sul numero di «Panorama» del 24 giugno 1971

Non deve quindi stupire che sul “numero zero” di «Fuori!» vi siano già delle lettere di potenziali lettori entusiasti all’idea che stia per uscire un “giornale per omosessuali”.

Tra quelle pubblicate, ne abbiamo scelta una che abbiamo trovato particolarmente divertente e che abbiamo deciso di proporvi, ritenendo che dica molto di quei primi momenti di lotta e di impegno, che ancora dovevano venire a patti con concetti come inclusività e queerness.

D’altra parte, l’avventura era appena incominciata e di strada da fare ce n’era molta…

N.B. Presso la Fondazione Angelo Pezzana – Fuori! di Torino sono conservate moltissime lettere arrivate alla redazione del giornale nel corso degli anni della sua esistenza (1972-1982).

Tutti insieme

Ho saputo che sta per uscire un giornale “tutta cultura” per gli omosessuali (titolo dell’articolo sul settimanale «Panorama») e vi scrivo perché mi sento profondamente deluso per quanto ho visto annunciato.

Voi volete fare un giornale “contro gli omosessuali esclusivi, i travestiti, i pederasti tipo parrucchiere per signora, le checche con cagnolino che frequentano i salotti borghesi” (testualmente da «Panorama») credendo di dargli così una impostazione rivoluzionaria.

Vi dico subito che sono un parrucchiere per signora (già!) e che non mi sento per nulla menomato, né culturalmente né fisicamente, dal lavoro che faccio.

Anzi, mi piace e cerco di farlo nel modo più creativo possibile.

Vista poi la mia (incredibile!) abitudine a leggere (no, non fotoromanzi) mi sono anche reso conto del significato della parola creatività, a cui attribuisco un preciso valore rivoluzionario.

E non venitemi a dire: toh, un parrucchiere che parla di rivoluzione! Credete forse che la signora Marx o la signora Lenin non andassero anche loro sotto il casco?

Voi, come tanti, parlate di rivoluzione senza mai farla, ma scusate, non siete mai andati in Ungheria, in Bulgaria, in Polonia, in Unione Sovietica? Avete visto come vivono laggiù gli omosessuali? Se siete onesti con voi stessi e soprattutto se siete veramente degli omosessuali dovreste smetterla di ricalcare tutti questi vecchi modelli di sinistra che per l’omosessualità non hanno mai fatto nulla.

E non crediate che io sia di destra! Vi sembrerà ancora incredibile (sempre per lo stereotipo di parrucchiere che voi avete davanti) ma leggo moltissimi libri di storia e so benissimo cosa è stata per noi l’esperienza fascista.

Prima di parlare di rivoluzione marxista-leninista, fatemi il pia cere, chiedete il parere ad un omosessuale di Pechino, e poi fatene un bell’articolo (fedele però!) e lasciate che noi omosessuali seri o no si impari prima la parola solidarietà.

Auguri.

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