Una bella scoperta nell’archivio Campari
21 Agosto 2026
Grazie ad una segnalazione su Facebook, abbiamo recuperato, nell'archivio della storica azienda del bitter color rubino, l'immagine di una cartolina pubblicitaria dell'artista "en travesti" Cordero
Qualche giorno fa, qui sulla nostra pagina Substack, abbiamo pubblicato un articolo intitolato Cordero, nona meraviglia, con la trascrizione integrale di uno “pezzo” apparso nella rubrica di costume curata dalla bravissima giornalista e notista mondana Irene Brin per il settimanale longanesiano «Omnibus».
Una volta pubblicato l’articolo, come facciamo solitamente, abbiamo condiviso il relativo link sui nostri social per promuoverne la lettura e, con nostra viva sorpresa, sotto un post di Facebook, un nostro follower ci ha segnalato una cosa davvero interessante.
Dal momento che di Cordero – fatto salvo il bel racconto della Brin – non ci sono arrivate molte informazioni, la segnalazione di Cesare ci ha subito incuriosito e ci siamo messi in contatto con i responsabili della Galleria Campari, il piccolo e stupefacente museo sito nella sede storica dell’azienda a Sesto San Giovanni, che – va detto – è un vero gioiello di capolavori dell’arte contemporanea a cavallo tra la Belle Époque di fine XIX secolo e i movimenti più originali ed effervescenti dei primi decenni del Novecento (preparatevi ad ammirare, tra le altre, bellissime opere di Metlicovitz, Hohenstein, Magrini, Depero, Dudovich…).
Grazie alla solerzia di Roberto, un dipendente Campari molto appassionato e formidabile conoscitore della collezione esposta in Galleria e della storia dell’azienda in cui ha lavorato per molti anni, siamo riusciti a rintracciare la bellissima cartolina pubblicitaria che vedete qui sopra.
Stampata sulla foto dell’artista in abiti di scena, c’è una scritta che ci ha molto colpiti:
Nella vita reale sono un uomo… e bevo «Cordial Campari»,
sul palcoscenico sono una donna e bevo «Cordial Campari».
Cordero
Sulla cartolina non c’è una indicazione dell’anno esatto della sua realizzazione, ma siamo propensi a pensare che la stampa sia della fine degli anni Trenta, periodo in cui Cordero doveva aver riscosso molta attenzione e successo nel circuito teatrale popolare dell’arte varia (o varietà).
Lo prova il fatto che Campari lo avesse scelto come originale testimonial per quella che possiamo immaginare sia stata una piccola campagna di comunicazione che faceva l’occhiolino proprio in quell’ambito di spettacolo.
Vale ricordare che il Cordial Campari era la versione “dolce” del più famoso e iconico Bitter, e, col suo sapore di «lamponi selvatici macerati nel cognac e distillati», nei bar, nei tabarin e nei caffè concerto della penisola era gradito come dopocena o digestivo soprattutto ai palati femminili.
Siamo negli stessi anni in cui un divo della canzonetta d’anteguerra, il milanese Ferdinando Crivelli, conosciuto ai più col nome d’arte di Crivel, incide per la Columbia un motivetto pubblicitario destinato alla radio dal titolo L’ora del Campari (Blot, Dufas – 1936).
Quando al fine d’un giorno noioso
La gaiezza risorge nel cuor
Cerca ognuno il perché prodigioso
E domanda con grande stupor
Donde viene questa gioia verace
Ogni crisi finita è davver
Forse al mondo ritorna la pace
No, credete, è un motivo più ver
Se d’affanni, vecchi malanni, non si sente più novella
Se ciascun sorride lieto e la vita trova bella
Se ragione misteriosa a gioir ciascuno appella
Questa è l’ora senza pari, questa è l’ora del Campari
Brilla il sole nel cielo in festa
O di pioggia si inondi il terren
A quest’ora nel cuor si rivesta
Il pensiero che tutto va bene
Poi che la gioia salta e vermiglia
E il sol ci rifiuta calor
Campari l’ha chiusa in bottiglia
Onde tutti ripetono in cor
Se d’affanni, vecchi malanni, non si sente più novella
Se ciascun sorride lieto e la vita trova bella
Se ragione misteriosa a gioir ciascuno appella
Questa è l’ora senza pari, questa è l’ora del Campari
Quando gli stranieri in carovana
Dalle Brume di nordico suol
Ripercorron la terra italiana
Nel tepore dell’italo sol
Ammiran sui colli di Roma
Nuove glorie ed eterno splendor
Ma lasciando bei fiori la Roma
Con rimpianto ripeton tra lor
Se d’affanni, vecchi malanni, non si sente più novella
Se ciascun sorride lieto e la vita trova bella
Se ragione misteriosa a gioir ciascuno appella
Questa è l’ora senza pari, questa è l’ora del Campari
La visita alla Galleria Campari è doverosa e ricca di sorprese: racconta la storia di un’azienda che sin dalla sua fondazione ha saputo utilizzare la réclame, la propaganda, la pubblicità – oggi diremmo il marketing – con un acume e un gusto invidiabile per l’originalità e il senso del contemporaneo.
Osando, sempre, e sfidando censura e peloso perbenismo del tempo.
Non si capirebbe altrimenti perché, proprio nell’anno delle orrende e disumane leggi razziali, che in breve avrebbero determinato una pesante persecuzione anche degli omosessuali, considerati una minaccia per la salute demografica e una devianza rispetto al modello del cittadino-soldato, la Campari abbia realizzato una cartolina pubblicitaria con un personaggio che di quella virilità autarchica e patriottica era l’esatto opposto, l’elusivo e ambiguo antipodo… profumato con due gocce di Joy De Patou.