Ernesto è l'unico romanzo, rimasto incompiuto, del poeta Umberto Saba. Scritto nel 1953 e pubblicato postumo nel 1975, il libro si articola in cinque capitoli - definiti dall'autore "giornate" - e offre uno spaccato delicato ed esplicito della formazione affettiva e sessuale di un adolescente nella Trieste di fine Ottocento.
Il protagonista è Ernesto, un ragazzo di sedici anni di estrazione borghese, colto, ribelle e appassionato di letteratura, che lavora come impiegato nello studio commerciale del signor Wilder. L'ambiente lavorativo diventa il teatro della sua prima scoperta della sessualità: tra Ernesto e un bracciante più adulto che lavora nel magazzino nasce una relazione omosessuale spontanea. Questo legame, privo di sensi di colpa o tormenti morali, viene vissuto dal giovane con naturalezza e curiosità come un’esperienza di esplorazione personale.
Tuttavia, con la stessa levità con cui la storia ha avuto inizio, Ernesto sente a un certo punto il desiderio di evolvere e affrancarsi da quel rapporto. Per interrompere la relazione evitando scontri diretti con l'uomo, sceglie di farsi licenziare deliberatamente inviando una lettera provocatoria e irrispettosa al proprio datore di lavoro.
Una volta libero dalle catene dell'ufficio e dal precedente legame, Ernesto compie l'ultima tappa del suo percorso d'iniziazione affrontando la sua prima esperienza eterosessuale con una giovane prostituta, Teresina. Questo incontro segna la sua definitiva transizione verso l'età adulta e la scoperta delle proprie reali inclinazioni affettive.
Attraverso una prosa fluida arricchita da vivaci inserti in dialetto triestino, Saba racconta il passaggio dall'adolescenza alla maturità senza alcun intento moralistico o scandalistico, restituendo la freschezza, la confusione e la spontaneità tipiche dei primi impulsi giovanili.