Il delitto di Giarre
di Giorgio Umberto Bozzo
La vicenda drammatica e ancora misteriosa della morte di Giorgio e Toni. Dall'onda di commozione seguita alla loro morte sarebbe nato Arcigay
Il 17 ottobre 1980, un venerdì, verso le cinque del pomeriggio, Giorgio Agatino Giammona, venticinque anni, e Antonio Galatola, che ne ha quindici, escono di casa a Giarre, in provincia di Catania, e non tornano più. In paese li conoscono tutti: li chiamano «i ziti», che in siciliano vuol dire i fidanzati. Molti testimoni racconteranno ai giornali di averli visti spesso camminare per le strade mano nella mano. Nei primi giorni si pensa a un allontanamento volontario.
Il 31 ottobre i corpi vengono trovati in una campagna alle porte del paese. Sono quasi abbracciati, e si tengono per mano. Nella destra, Giorgio stringe una busta sporca di terra: dentro c’è un biglietto scritto con una grafia quasi illeggibile, di cui si decifrano poche parole, «Mamma perdonaci, io e Toni siamo nella pace». La prima ipotesi, quella del doppio suicidio, cade quasi subito: la rivoltella non è accanto ai cadaveri, è interrata, e ha la sicura abbassata.
Un’inchiesta chiusa in cinque giorni
Il primo novembre arriva il colpo di scena. Un ragazzino di tredici anni, F. M., nipote di Antonio, si autoaccusa del delitto: racconta che i due glielo avevano chiesto, anzi imposto, «o uccidi noi o noi uccidiamo te». Il pretore Antonino Assennato raccoglie la confessione, i carabinieri chiudono il caso, e i giornali titolano che a sparare è stato un bambino su richiesta delle vittime, due omosessuali che non sopportavano più la vita che facevano. Non avendo compiuto quattordici anni, il ragazzo non è imputabile e viene riaffidato ai genitori.
Il 2 novembre, lo stesso giorno in cui a Giarre si celebrano i funerali, il ragazzo ritratta. Lo racconta ad Attilio Bolzoni, cronista dell’«Ora»: dice di essere stato indotto ad accusarsi e di essere stato picchiato dai carabinieri, «tanto da farmi fare pipì addosso». La ritrattazione esplode su tutti i giornali. Il 6 novembre, su «la Repubblica», Giuseppe Foti e Vanna Barenghi attaccano frontalmente un’inchiesta chiusa troppo in fretta, e il punto è tecnico prima ancora che morale: l’esame autoptico ha accertato un colpo di rivoltella all’osso temporo-parietale sinistro per Antonio e due colpi nello stesso punto per Giorgio. Una modalità esecutoria, difficile da attribuire alla mano di un bambino.
Quello che rende Giarre diverso
Non è il primo delitto del genere, e non sarà l’ultimo. La differenza, questa volta, è l’attenzione. Le grandi testate nazionali mandano i loro inviati, i giornali siciliani seguono l’inchiesta giorno per giorno e ne segnalano le incongruenze.
Si muove anche la televisione: il TG2 manda un primo servizio già nella notte del primo novembre, poi altri il 2, il 4 e il 7; e il TG3, appena nato e con una vocazione regionale che porta le telecamere dove prima non arrivavano, apre il suo settimanale con le reazioni dei giarresi, seguite da un dibattito in studio fra un sociologo e un sacerdote.
Il movimento omosessuale capisce che quel fatto di cronaca riguarda tutti. Il FUORI! nazionale organizza, con i collettivi siciliani, tre giorni di iniziative: il 4 novembre una conferenza stampa a Catania, il 5 un volantinaggio sulla piazza del Duomo di Giarre, il 7 un convegno nella biblioteca comunale.
Ci sono Enzo Francone, segretario piemontese, e Bruno Di Donato, del FUORI! di Roma. E c’è Francesco Rutelli, ventiseienne, nominato segretario nazionale del Partito Radicale da pochi giorni: Giarre è la sua prima uscita pubblica fuori da Roma. «La notizia fu sconvolgente», ricorda. «Ho prenotato un biglietto d’aereo e sono partito.»
Quarantun anni dopo
L’inchiesta si chiude confermando la versione del ragazzino, che i giornali dell’epoca chiamano «il baby killer», e con la sua non imputabilità il caso finisce senza processo e senza colpevoli. Su «Lotta Continua» si scrive allora che Giorgio e Toni sono morti per niente. Per quarant’anni la vicenda resta sospesa fra l’orrore e il mistero.
Il 22 giugno 2021 il giornalista Francesco Lepore pubblica per Rizzoli «Il delitto di Giarre», il risultato di una ricerca lunga e documentata che ricostruisce i fatti e arriva a una conclusione diversa: quello di Giorgio e Antonio sarebbe stato un delitto d’onore maturato dentro le famiglie, per lavare nel sangue, come scrive, «l’onta inaccettabile dell’omosessualità». Il libro arriva a indicare i nomi dei presunti assassini.
Il delitto di Giarre ha un’altra eredità, meno visibile e più duratura. È in quei mesi che a Palermo un piccolo gruppo di attivisti, in cerca di una sede e di qualche lira per fare politica, bussa alla porta dell’Arci, e il presidente regionale Giovanni Ferro li riceve e mette a disposizione uno stanzone nella sede. È il primo circolo Arci-Gay.
Da lì, grazie all’infaticabile lavoro di Marco Bisceglia, ex prete operaio, fondatore della Comunità del Sacro Cuore di Lavello (PZ), sospeso a divinis nel 1979 per aver accettato la candidatura alle elezioni politiche nelle liste del Partito Radicale, nascerà Arcigay.
Il 31 ottobre 2020, nel quarantesimo anniversario del ritrovamento, due degli attivisti che si mobilitarono, Massimo Milani e Gino Campanella, si uniscono civilmente proprio a Giarre, con una cerimonia che, oltre a suggellare il loro lungo rapporto affettivo-sentimentale, è un tributo al ricordo di Giorgio e Toni.
Fonti: Le Radici dell’Orgoglio, episodio 12, «L’onta inaccettabile dell’omosessualità — Il delitto di Giarre» (1980, II parte); Francesco Lepore, «Il delitto di Giarre», Rizzoli; le cronache dell’«Ora», de «la Repubblica» e di «Lotta Continua» del novembre 1980; le testimonianze raccolte dall’associazione.
Il periodo di riferimento di questo articolo è quello raccontato nel seguente episodio del podcast Le Radici dell'Orgoglio: Ep. #12 – L’onta inaccettabile dell’omosessualità – Il delitto di Giarre (1980 II parte).
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Come citare
Le Radici dell’Orgoglio, «Il delitto di Giarre», leradicidellorgoglio.it, https://leradicidellorgoglio.it/le-storie/il-delitto-di-giarre/ (consultato il gg/mm/aaaa).
Materiali di approfondimento
I documenti, le persone e le altre ricostruzioni che l’archivio collega a questa vicenda.