Autunno 1949
Pasolini viene espulso dal PCI
Scoppia il primo scandalo pubblico di cui Pier Paolo Pasolini è protagonista e vittima (nel corso della sua vita collezionerà in tutto una trentina di denunce, per lo più legate alla sua attività cinematografica).
In seguito a una denuncia ai Carabinieri, il ventisettenne Pasolini viene accusato di "corruzione di minorenne e atti osceni in luogo pubblico" per essersi appartato in un prato con dei giovani.
I fatti si erano svolti il 29 agosto precedente, nel corso di una sagra paesana a Ramuscello di Sesto al Reghena/San Vito al Tagliamento.
Come conseguenza dell'accusa il giovane poeta è allontanato dall’insegnamento ed espulso dal Partito comunista, di cui era tesserato e attivista politico.
Nel 1950, in primo grado, viene condannato per atti osceni (pena coperta da indulto), ma nel 1952 è assolto in appello per insufficienza di prove e perché il fatto non costituisce reato pubblico.
È del 1950 la decisione di lasciare Casarsa e di trasferirsi con la madre a Roma.
Anna Tonelli, Per indegnità morale - Il caso Pasolini nell'Italia del buon costume, Roma-Bari, Editori Laterza, 2015