1º Febbraio 1973
A Torino mostra antiautoritaria dal titolo “Apertura del processo a Staliniana “
A Torino mostra antiautoritaria tra il 1° e il 4 febbraio intitolata “Apertura del processo a Stalin” organizzata da Enzo Francone e dall’artista e scultore Armando Puglisi (Vedi «Fuori!» del maggio/giugno 1973).
Enzo aveva conosciuto Puglisi a casa di Mario Ferrero un giovane cineasta molto attivo nell’allora vivace ambiente del cinema d’avanguardia (aveva tra l’altro fondato nel 1967 la rivista Ombre elettriche e aveva risposto all’invito rivolto da Michelangelo Pistoletto a giovani artisti a sperimentare forme di creazione collaborativa e interdisciplinare nel suo studio di via Raymond tra gennaio e aprile 1968). Puglisi era uno scultore che nel giungo 1968 aveva esposto alla galleria Il Punto sculture di legno sagomato e dipinto con vernice da carrozziere che simulavano alettoni di aerei o bombe, dichiaratamente ispirate dalla serie delle armi di Pino Pascali ma che, pur apparendo come feticistici giocattoli bellici, intendevano essere più una “precisa messa in situazione a livello storico” – come commentò Ugo Nespolo nella presentazione della mostra – che non oggetti esteticamente godibili; erano insomma una forma di critica “politicamente avanzata che si batte contro il sistema” capitalista e la sua arte soggettivista (Nespolo 1968). Puglisi proseguì a realizzare oggetti paradossali miranti a parodiare gli apparati della politica, soprattutto in chiave antiamericana, ma formalmente immaginifici – a esempio un imponente Pulpito presidenziale (1968) per comizi – ma rimase escluso dalla scuderia di Gian Enzo Sperone (il gallerista che contribuì̀ largamente al successo dell’Arte povera) e dal Deposito di Arte Presente (lo spazio alternativo del collezionista e mecenate Marcello Levi, che ebbe un ruolo di volano nella scena artistica torinese), anche per le forti implicazioni marxiane del suo lavoro.
Nell’articolo La fondazione del FUORI e la mobilitazione degli artisti (1971-1974) di Sergio Cortesini, pubblicato su «Whatever. A Transdisciplinary Journal of Queer Theories and Studies», si legge:
Francone condivise con Puglisi l’interesse per un importante testo di Friedrich Engels (La scienza sovvertita del signor Eugen Dühring), le cui conseguenze furono dapprima la stampa del libello Apertura del processo a Stalin (Francone e Puglisi 1972), e nell’estate 1972 il progetto di trasformarlo in una “scultura parlante” da installare nei saloni della Promotrice di Torino. La scultura, Dall’alto di una palina del tram – apertura del processo a Stalin (Fig. 7), era costituita da una vera palina dell’azienda dei trasporti locale, sormontata da un altoparlante che diffondeva a ciclo continuo un dibattito a più̀ voci tra accusa e difesa di Stalin, di circa 20 minuti. La palina ready-made, che recava l’itinerario delle linee 1 e 1/ che collega- vano il cimitero di Torino coi viali Luigi Settembrini e Enrico Tazzoli, ossia i due principali accessi al complesso della FIAT a Mirafiori, poteva essere letta come un’amara metafora del pendolarismo della classe operaia tra la catena di montaggio e la morte. Tuttavia, nell’opera prevaleva il carattere dottrinario: la registrazione audio era un attacco allo stalinismo (inteso in senso lato, come formazione economico-sociale statalista e burocratica) che, dietro la parvenza della nazionalizzazione della proprietà̀ in URSS, aveva tradito gli obiettivi libertari del marxismo-leninismo sostituendo alla dittatura del proletariato la nuova oppressione della classe burocratica, ciò̀ che Puglisi e Francone definivano “capitalismo di stato”.