29 Maggio 1975
V Festival di Parco Lambro
Quinto festival di Re Nudo dal 29 maggio al 2 giugno. Il festival si tiene per il secondo anno al Parco Lambro, un parco alla periferia est di Milano. Rispetto all’anno precedente, sul carro salgono anche Avanguardia Operaia e PDUP (Partito di Unità Proletaria). Il servizio d’ordine gestito da Lotta Continua è sempre più autoritario e invadente. Femministe e omosessuali sono oggetto di violenza fisica, alcuni set, come quello di Ivan Cattaneo (31 maggio) e Battiato, vengono fischiati.
Ivan ricorda di aver cantato subito dopo Edoardo Bennato, altro artista della scuderia Ricordi, per la quale aveva pubblicato all’inizio dell’anno l’album Io che non sono l’imperatore. Cattaneo si presenta al pubblico con Darling, un brano con testo in bergamasco di Mario Mieli, allora pigmalione di Ivan.
Cattaneo dice di essersi presentato sul palcoscenico dedicando la canzone al suo ragazzo e che questo gli è valso un boato di riprovazione e molti epiteti dalla folla, per nulla conciliante.
Gli applausi destinati ad Antonello Venditti, Francesco De Gregori, Napoli Centrale, Lucio Dalla, Area e Giorgio Gaber allentano la tensione.
Vedere articolo di Mario Luzzatto Fegiz sul «Corriere».
Sempre su Parco Lambro, sul n. 35 di «Re Nudo»:
“La tensione che esiste qua dentro è secondo me la miseria che ci viene da fuori del Festival, e non da dentro”.
In un intervento nella sezione della rivista intitolata Re Nudo Omosessuali, Giovanni a un certo punto dice: “L’anno scorso ci fu violenza nei nostri confronti e nei confronti delle donne ed insieme decidemmo di fare una manifestazione di protesta all’interno del Parco Lambro. Quest’anno puntualmente il rituale di ripete contro di noi e le femministe (già avevamo avuto modo di avere un anticipo 20 giorni prima a Parma ad una festa di quartiere degenerata con calci, spintoni, pizzicotti contro di noi e le femministe) ormai il gioco si è standardizzato, mi sembra di assistere ad un film che ho già visto e del quale conosco la fine. Perché tutto questo?
Certo che le carenze organizzative hanno un loro peso, ma sono convinto che il problema reale e centrale sta nelle problematiche del personale. Personale che continua a rimanere prassi e bagaglio dei movimenti di liberazione (femministe e omosessuali), ma che viene assolutamente affrontato dalla maggioranza dei compagni e delle organizzazioni della Nuova Sinistra (già vecchia?).
Poi c’è stata la faccenda dei compagni dei COM – Collettivi Omosessuali Milanesi, il cui banchetto è stato sfasciato dai cari virgolette compagni virgolette che sono presenti a questo festival. Allora vorremmo pregare anche loro di partecipare anche loro a questo dibattito.
Allora, io volevo dire questo, che noi non siamo molto nella possibilità di dibattere in questo casino generale che c’è. Né siamo venuti a questo posto per un dibattito. Siamo venuti per battere, il che significa divertirsi, stare bene insieme, godere insieme dei nostri corpi. Siamo venuti qui per dividere insieme lo spazio grandissimo del nostro desiderio, che è tre miliardi di mondi e non per avere uno spazio particolare all’interno di questo festival. Siamo stati costretti a prenderci uno spazio particolare perché ancora oggi la maggior parte della gente qui sono degli omosessuali repressi, quindi, ci costringono a stare in uno spazio particolare. Questo spazio particolare ci è stato tolto. Il proletariato giovanile non garantisce nemmeno un misero ghetto agli omosessuali. Benissimo, noi ce ne andremo. Vorrà dire che d’ora in poi non battere soltanto, ma com-batteremo.
L’intervento raccoglie un convinto applauso e Mario sorride salutando la folla.
Mario chiama sul palco Ivan Cattaneo, Giovanni Brivio, Jimmy Onano, la “Bambola”.
Si sente distintamente una voce femminile che dice “Non ve ne andate”.
Un’ultima cosa, noi siamo venuti anche per vendere il Vespasiano. Di Vespasiani a Milano non ce ne sono più, è l’ultima occasione di comprarli. La nostra macchina rimane là. Venite a prendere il Vespasiano per capire qualche cosa di noi e di voi tutti assieme.
Seguono una serie di divertenti slogan urlati al pubblico del festival:
Lotta dura contronatura!
La frocia unida giammai (sic!) será vencida!
El pueblo unido è meglio travestido!
È ora, è ora, il trucco a chi lavora!
Una femminista chiude l’intervento dicendo: “Ma non andate via, compagni omosessuali, non andate via dal festival. Restate a combattere con noi”.