27 Giugno 1992
Matrimoni in piazza a Milano
A Milano, in piazza della Scala, di fronte a Palazzo Marino, sede del Consiglio comunale della città, il consigliere comunale indipendente del PDS Paolo Hutter - coadiuvato da due consiglieri comunali della città di Bergamo, Gabriella Cremaschi e Maddalena Cattaneo – celebra i “matrimoni in piazza” di nove coppie omosessuali (dovevano essere dieci, una sola di quelle convenute era composta da lesbiche). La manifestazione, convocata per le 16 e 30, è solo provocatoria, giacché le unioni officiate da Hutter, non appoggiandosi a nessuna legislazione in materia, hanno valore nullo, ma tenta di richiamare l'attenzione dei media e degli amministratori sulla tematica della unione civile o della coppia di fatto, alla quale Hutter, d'intesa con l’ArciGay e alcune formazioni politiche, vorrebbe che venissero riconosciuti alcuni diritti che già vengono assicurati alle coppie eterosessuali di conviventi. L’occasione è quella della Giornata dell’Orgoglio Omosessuale. L’iniziativa si ispira alla legislazione della Danimarca, unico paese a riconoscere il “matrimonio” tra persone omosessuali (la legge era entrata approvata dal Folketing alla terza lettura e entrò in vigore nel paese scandinavo il 1° ottobre 1989). La cerimonia si svolge di fronte a un migliaio di passanti. Il giorno prima le coppie di ‘nubendi’ avevano partecipato a una trasmissione di RAITRE, Milano Italia, condotta da Gad Lerner. Il sindaco pro tempore Piero Borghini mostra una grande tolleranza, così come altre forze progressiste della città. I parlamentari verdi Apuzzo e Molinari e la pidiessina Pedrazzi danno la loro adesione di massima.
La formula utilizzata per i ‘matrimoni’ è una sintesi del testo della proposta di legge per le ‘coppie di fatto’, o – come venne chiamata dagli stesori – ‘legge per il riconoscimento legale delle coppie dello stesso sesso’, e recita tra l'altro: “L’unione civile tra due persone dello stesso sesso allarga e arricchisce il concetto di famiglia come società naturale, di cui all'articolo 29 della Costituzione, per consentire ai cittadini una più libera scelta nell’organizzazione della propria vita”. La domanda di rito è: “Dichiara il signor X di volersi unire civilmente al signor Y?”.
Avvenire, il quotidiano della CEI titola il 27 giugno: “‘Celebrati’ oggi a Milano dieci matrimoni fra omosessuali - NOZZE GAY, TRASGRESSIONE A BUON MERCATO – Prevale sull’affetto Ia spettacolarizzazione più triviale.
“...Un’ennesima provocazione con cui i gay, ritenendosi privi di diritti e tutele, spingono verso un riconoscimento della ‘famiglia’ omosessuale. Per il Cardinale Oddi si tratta invece di “un orrore che va ad aggiungersi ad altri orrori della civiltà materialistica contemporanea. Iddio onnipotente ne terrà senz’altro conto...”.
L'anziano cardinale si spinge anche a affermare: “Vuol dire disprezzare apertamente Dio e anche la dignità della natura umana... Un atto del genere non lo si ritrova nemmeno all'interno del mondo animale". Su quest’ultima considerazione gli risponde Gianni Rossi Barilli sul Manifesto: “Se sua eminenza allude all’istituzione del matrimonio, gli si può rispondere che nemmeno le unioni eterosessuali santificate dalla chiesa, con relative norme morali, hanno molti corrispettivi nelle specie diverse dall’umana. Se invece si riferisce ai rapporti omosessuali, dimostra scarsa conoscenza del comportamento animale”.
Il parlamentare Dc Carlo Casini, leader del Movimento per la vita, bolla la manifestazione come una “carnevalata, un fenomeno di folklore da non prendere neanche in considerazione”. Allo stesso tempo, il buon cristiano non nega la sua comprensione verso l’omosessualità: “E’ una comprensione per una patologia che va prevenuta e, per quanto possibile, limitata e combattuta, ma non può certo implicare che venga legittimata, riconosciuta e indicata come modello”.
In un articolo per il giornale cattolico, Ulderico Bernardi, con toni che vorrebbero essere pieni di misericordia, scrive dell’interessamento per i “matrimoni in piazza” da parte della stampa italiana: “C’è uno sforzo, una tentazione continua, di sbattere sulla pagina l'immagine galeotta. Si insiste sul folklore omosessuale, ci si sofferma sulle trasgressioni a buon mercato. Più che ragionamenti si colgono balletti, facce imbellettate e non anime tormentate”.