21 Aprile 1996
Elezioni politiche e candidati LGBT+
Elezioni politiche. Si fronteggiano due schieramenti, il Polo (centro-destra) e l’Ulivo (centro-sinistra). La vittoria va al centro-sinistra guidato da Romano Prodi con Walter Veltroni vice-premier. I gruppi omosessuali, nei prodromi della campagna elettorale, operano affinché l’Ulivo prenda una posizione rispetto all’emancipazione della comunità gay-lesbica e al riconoscimento e la tutela dei suoi diritti. Queste elezioni sarebbero dovute essere l'occasione per l’ingresso in Parlamento di una rappresentanza diretta del movimento delle lesbiche e degli omosessuali, ma così non è. Eppure, impegni in questo senso sono stati sottoscritti esplicitamente da PDS, da Rifondazione Comunista e dai Verdi. In realtà, solo questi ultimi candidano nelle loro liste esponenti dell’ArciGay-ArciLesbica, lo scrittore Dario Bellezza e Marcella Di Folco, leader del Mit (Movimento Italiano Transessuali), ma non in posizione eleggibile. Oltre alle candidature, il partito dei Verdi è l'unico a fare dei diritti delle lesbiche e degli omosessuali uno degli argomenti centrali della campagna elettorale: il portavoce nazionale Carlo Ripa di Meana parla esplicitamente delle unioni civili tra gay e lesbiche sia in televisione che al comizio di chiusura dell’Ulivo in Piazza del Popolo, di fronte a 150.000 persone ricevendo un grande applauso (Meana è stato l'unico segretario di partito a criticare apertamente il Papa per la sua omofobia e sessuofobia). Rifondazione comunista rielegge Nichi Vendola, che è l'unico parlamentare esplicitamente omosessuale, se si esclude Franco Zeffirelli, eletto nelle liste del Polo, che si definisce però “omosessuale solo a metà”. Ma la promessa vera era quella fatta all’ArciGay-ArciLesbica da Massimo D’Alema in persona sia per ciò che riguarda il sostegno in sede parlamentare alla legge per le unioni civili, sia per la garanzia di una candidatura “sicura” proveniente dalle file dell’ArciGay-ArciLesbica nelle liste del partito; promessa ribadita in più occasioni. Ma i popolari di Bianco, gruppo minore ma che diviene un elemento centrale nella compagine dell’Ulivo, pongono un veto non solo alle candidature di gay e lesbiche nelle liste del centro- sinistra, ma anche a tutte quelle proposte, quegli argomenti, quelle problematiche ritenute troppo “scomode” per i cattolici in campagna elettorale.
Ben impegnati su posizioni diametralmente opposte sono invece i leader e i candidati del Polo, che utilizzano, tra le altre, l’apertura del centro-sinistra alle richieste omosessuali come clava contro la sinistra. “La famiglia deve essere composta da un uomo che è uomo e da una donna che è donna più i figli; sono quindi pienamente d'accordo con l’Osservatore Romano contro i matrimoni gay", Silvio Berlusconi a Mixer.
Desta inoltre scalpore e sconcerto un intervento dell’Osservatore Romano a pochi giorni dal voto. Grazie alla penna del francescano Gino Cocetti il quotidiano della Chiesa cattolica invita a “non favorire l'elezione di un candidato impegnato nella pretesa omosessuale. A nessuno è lecito cooperare al disordine morale ed a un comportamento che lede la dignità della persona e contrasta con il progetto di Dio sulla sessualità, sul matrimonio e sulla famiglia”. “Oscuro” è il termine usato da Fausto Bertinotti di Rifondazione Comunista come commento all’articolo incriminato, “soprattutto per la propensione clericale, per l’idea di intervento della Chiesa su aspetti legislativi che consentono una certa condizione e non la obbligano. Altri uomini della Chiesa avevano mostrato maggiori aperture e anche una certa accettazione”. “Solidarietà alle persone omosessuali” da parte di Carlo Ripa di Meana dei Verdi che sostiene di essere “difensore dei diritti di tutti gli omosessuali”. Ma anche alcuni, pochissimi, ambienti cattolici lanciano un distinguo da padre Concetti. Tonio dell’Olio, segretario nazionale di Pax Christi, “la Chiesa è impreparata ad affrontare temi come l’omosessualità e non ha avviato una riflessione approfondita. Perciò - continua Dell’Olio - più che formulare giudizi troppo rigidi, dovremmo imparare ad ascoltare, analizzare le situazioni e confrontarle seriamente con la parola di Dio”. “Dispiace - al Coordinamento dei gruppi omosessuali cristiani in Italia - l’appello a non votare chi
appoggia il matrimonio tra gay. Non siamo assolutamente d’accordo né sui contenuti, né sui toni della presa di posizione”.