Gennaio 1996
Mario Fortunato chiede la copertura sanitaria a Casagit per il suo compagno
Nell’aprile del 1995, Mario Fortunato, giornalista dell’Espresso scrive una lettera alla Casagit, la mutua dei giornalisti, domandando che ai sensi dell’articolo 18 del regolamento, la sua assistenza sanitaria sia estesa al suo compagno e convivente americano. L'articolo 18 prevede l’estensione dell’assistenza (previa sovrattassa contributiva), oltre che al marito, moglie e figli del socio, anche per (alla lettera) “il convivente more uxorio”. Nel testo del regolamento non è specificato, né in modo implicito, né in modo esplicito, che il convivente debba appartenere all'altro sesso. Dopo qualche tempo la Casagit risponde a Fortunato dicendogli che vista la spinosità e la delicatezza della sua richiesta essa sarebbe stata portata in sede di assemblea Casagit che si sarebbe tenuta nel luglio di quell'anno, per una decisione in merito. La stessa cosa gli viene ribadita da Pietro Tortora, firmatario della lettera, al telefono. È sempre Tortora a far sapere al Fortunato il luglio successivo che la richiesta è stata bocciata ai voti dall’assemblea. E non vi è alcun tipo di motivazione, giustificazione da rendere nota. Soltanto il quotidiano comunista Il Manifesto riprende la notizia con un articolo di Giovanni Rossi Barilli, il resto della stampa tace. Nell'ottobre successivo Fortunato riceve una telefonata del giornalista sardo Gino Zasso che fa parte del Consiglio di amministrazione della Casagit, il quale gli dice che la sua richiesta non è stata affatto bocciata e archiviata, ma che sarebbe stata portata all’assemblea dei soci il gennaio successivo, dove, anzi, si stava facendo strada “una maggioranza che la considerava legittima e sensata”. Ma nel gennaio del 1996 la Casagit respinge la richiesta con 34 voti contrari, 29 a favore, un astenuto, senza alcuna motivazione. La votazione si svolge a scrutinio segreto. Sulla stampa si dà risalto alla notizia. Dopo qualche mese di tiene a Villasimius il congresso dei giornalisti italiani che esprime un pronunciamento a favore del riconoscimento della previdenza integrativa alle coppie gay e lesbiche con un’indicazione alla Casagit (la struttura privata di previdenza dei giornalisti) di adeguarsi in merito.
Dopo la bocciatura della mia domanda ho ricevuto molti attestati di solidarietà: da singoli giornalisti e da qualche comitato di redazione: grazie davvero. Alcuni mi hanno chiesto se intendo continuare la ‘battaglia’. Santo cielo, no: non pensavo un anno fa di dover affrontare battaglie. Non ho la vocazione del combattente. Spero che altri facciano questa battaglia anche per me. Una persona (un artista) che amo e che stimo, Nanni Moretti, ha detto in un suo film che, talvolta, quando i media si occupano della tua vita, la tua vita ne rimane sporcata. Ecco, io non vorrei che la mia vita fosse sporcata, oltre che dalla decisione della Casagit, anche dai media. Per questo, d’ora in poi, su questa faccenda me ne starò muto come un pesce". Mario Fortunato, L’Espresso, 28 gennaio 1996.