11 Aprile 1974
Esce sul «Mondo» l’articolo di Pier Paolo Pasolini “La carne in prigione”
L'articolo dell'intellettuale omosessuale è una riflessione lucida e provocatoria sul modo in cui la società percepisce l’omosessualità.
L'articolo sarà inserito nella raccolta Scritti corsari, pubblicata postuma nel novembre 1975 per l'editore Garzanti (sebbene Pasolini ne avesse già approvato le bozze), con il titolo "Il carcere e la fraternità dell'amore omosessuale".
Scrive Pasolini:
«L'omosessuale e l'omosessualità sono visti come forme del «Male»: ma di un Male rimosso e trasferito in un luogo dove è «Altro». Dove diviene, cioè, mostruoso, demoniaco, degradante. Non se ne discute nemmeno: l'avere un rapporto omosessuale è visto come una minaccia apocalittica, una condanna definitiva che cambia radicalmente la natura del condannato. La vecchia sessuofobia cattolica si mescola col nuovo disprezzo laico per chi non sappia apprezzare il bene della coppia eterosessuale, come meravigliosa libertà fruita nientedimeno che dall'enorme maggioranza [...]
E tragico che egli non capisca - in modo così istituzionalizzato e brutalmente conformistico - che il rapporto omosessuale non è il Male, o, per dire meglio, in
un rapporto omosessuale non c'è niente di male. Esso è un rapporto sessuale come un altro. Dov'è, non dico la tolleranza, ma l'intelligenza e la cultura, se non si capisce questo? Esso non lascia né marchi indelebili, né macchie che rendono intoccabili, né deformazioni razzistiche. Lascia un uomo perfettamente quello che era».