19 Maggio 1985
Tre morti di AIDS a Roma
Nello stesso giorno, nella cronaca romana del «Corriere della Sera», è pubblicato un articolo dal titolo È ufficiale, tre morti di AIDS a Roma e, in fondo alla pagina, è ospitata un'opinione di Bruno Di Donato del Circolo Culturale Mario Mieli.
Questa la trascrizione della seconda:
All'orizzonte c'è lo spettro dell'intolleranza
Perché gli omosessuali vengono definiti una «categoria a rischio»? Gli omosessuali sono «di fatto» categoria a rischio, non per il fatto di essere omosessuali, ma perché vivono e realizzano la loro sessualità in una società organizzata in modo eterosessuale. Un omosessuale, per poter trovare un partner con cui fare sesso, non ha molti spazi disponibili, perché la sessualità omosessuale non è riconosciuta dalla società, che continua a discriminarla con il risultato che la maggior parte degli omosessuali si sente colpevolizzata e quindi cerca di nascondere agli altri quello che realmente è.
Quindi niente rapporti alla luce del sole, niente corteggiamenti o aperti interessi come avviene tra gli eterosessuali, non un complimento o un invito a cena, niente sorrisi. Queste sono metodologie riservate ai rapporti eterosessuali. Se un omosessuale ci prova uno può immaginarne le conseguenze. In famiglia, sul posto di lavoro, ci si finge quello che non siamo e, per bene che vada, cioè se gli altri «lo sanno» il comportamento che si terrà sarà a maggior ragione ancora più irreprensibile, proprio per dimostrare che «tutto quello che si dice in giro non è vero».
Risultato: per trovare un compagno con cui avere un rapporto, e magari cercare di costruire qualcosa insieme, restano i soliti parchi, cinema, gabinetti, strade buie, e dove ci sono, bar e saune. Ecco perché la sessualità omosessuale, a differenza di quella eterosessuale, è plurima o promiscua, come dicono i sociologi. Ma lo sarebbe anche quella eterosessuale, se soltanto provassimo ad invertire le parti. Cosa conviene fare allora?
Per prima cosa essere informati su tutta la sintomatologia dell'AIDS. Quali sono i sintomi, come fare per prevenirlo, come curarsi se lo si fosse contratto. (Il FUORI! ha preparato un opuscolo illustrativo che contiene tutte le informazioni - a Roma lo si può ritirare presso il Circolo culturale «Mario Mieli» in piazza Vittorio Emanuele, 113, tel. 733.327), mentre la maggior parte dei mezzi di informazione hanno criminalizzato intere categorie di cittadini diffondendo ignoranza e terrore, contribuendo così ad accrescere il senso d'isolamento nel quale vivono coloro che sono culturalmente e socialmente già emarginati.
Questa azione di disinformazione rischia di trasformarsi in un danno sociale di proporzioni maggiori che non quanto possa procurare lo stesso virus AIDS. C'è una conclusione possibile? Sì: quella che i laboratori di ricerca, che già hanno isolato il virus, possano nei tempi più brevi possibili trovare la cura per debellare l'AIDS. Se questa scoperta non dovesse verificarsi entro breve tempo, assisteremo purtroppo ad episodi di intolleranza antiomosessuale come sono avvenuti negli Stati Uniti. In un'epoca quale la nostra, che vede diffondersi sempre più le malattie di origine virale, occorre far sapere molto chiaramente che l'AIDS non è altro se non una nuova infezione con un'unica differenza rispetto alle altre: non se ne conosce ancora la cura.
Quindi l'AIDS, in quanto virus, può aggredire chiunque, non importa quale sia il sesso o l'orientamento sessuale. È dunque falso dire che l'AIDS è la malattia degli omosessuali. Quindi: informazione, non paura.
Bruno Di Donato
(Circolo culturale «Mario Mieli»)
Sergio Valentini, È ufficiale, tre morti di AIDS a Roma, su «Corriere della Sera» (cronaca romana) del 19 maggio 1985, pag. 29
Bruno Di Donato, All'orizzonte c'è lo spettro dell'intolleranza, su «Corriere della Sera» (cronaca romana) del 19 maggio 1985, pag. 29