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Le Radici dell'Orgoglio

Attenti alle seguaci di Saffo!

di Giorgio Umberto Bozzo

Attenti alle seguaci di Saffo!
Ritagli capovolti

Un articolo tratto dal settimanale «Scandalo del giorno: cronache d’attualità», datato 28 marzo 1948, ci dà un inatteso scorcio sulla percezione del lesbismo negli anni del dopoguerra

Nel Secondo dopoguerra, dopo il “forzato torpore” imposto dal regime alla stampa quotidiana e periodica del nostro paese, fiorisce nelle edicole un’editoria fatta di testate dedite alla cronaca nera e allo scandalo, che sollecitano la morbosa curiosità e la fervida fantasia dei nostri connazionali.

Una di queste è «Scandalo» (titolo completo: «Scandalo del giorno: cronache d’attualità», che esce per un biennio tra il 1947 e il 1948.

Nel marzo 1948, le pagine del settimanale ospitano un grottesco articolo a firma di un giornalista celato dietro al nom de plume di Barracuda, che, sull’onda della sensazione generata dall’omicidio della fruttivendola Agostina Meravigli, detta “La D’Artagnan”, rimesta nel “torbido” delle «ancelle di Saffo».

Trascriviamo l’articolo integralmente. L’originale è in «Scandalo del giorno: cronache d’attualità», n. 13, anno II, del 28 marzo 1948, reperibile presso la biblioteca dell’Istituto Storico Toscano della Resistenza e dell’Età contemporanea.

Articolo della rivista Scandalo Una strana villa per sole donne

SCOPERTO A ZURIGO!

Una strana villa per donne sole

Servizio speciale di “SCANDALO„

Una grande e seria Agenzia Privata d’Investigazioni, che ha la sua sede principale a Parigi e ramificazioni in numerose importanti città d’Europa, ha fatto in questi giorni una sensazionale scoperta, i cui particolari ci sono stati segnalati dal nostro corrispondente di Zurigo.

Poiché nei dettagli appariva più d’un riferimento al nostro Paese, abbiamo cercato di completare le indagini per nostro conto, almeno per quella parte che riguarda l’Italia, e siamo giunti ad ottenere dei risultati impressionanti, di cui dovrà presto occuparsi, oltre alla Polizia Italiana, anche l’«Interpol».

Secondo quanto è stato scoperto dall’Agenzia francese, esiste a Zurigo una vera e propria «internazionale» del culto di Saffo, una facoltosa organizzazione che collega tra di loro donne di diversa nazionalità, tutte dedite alle stesse pratiche unilaterali.

Il vizio cui accenniamo, nel campo femminile, è purtroppo assai più diffuso di quanto non si creda; e ne sanno qualche cosa le varie Questure italiane che — a somiglianza di quanto fanno per gli uomini — posseggono uno schedario in cui le dame invertite sono elencate e contrassegnate in gran numero. Il contrassegno — sia per gli uomini che per le donne — è di un’efficacia preventiva innegabile, poiché dà modo ai funzionari di raccogliere rapidamente indizi su molti delitti che, altrimenti, offrirebbero una matassa ben più difficile da dipanare.

L’Agenzia francese è giunta alla scoperta per puro caso, seguendo le tracce di una signora di Chambéry, moglie di un magistrato del luogo, della quale il marito aveva denunciato la scomparsa, affidando le ricerche agli investigatori privati. La signora fu ritrovata appunto a Zurigo, e fu pedinata per parecchi giorni, non sappiamo se per ragioni ignote o per espresso incarico del marito, allo scopo di procurarsi eventuali appigli per il divorzio.

La signora frequentava una graziosa villa non lontana dalle rive del suggestivo lago di Zurigo, e vi restava chiusa per lunghe ore. I pedinatori notarono subito un dettaglio interessante: molte persone entravano e uscivano dalla villa. Ma neanche un uomo vi si avvicinava. Solo le appartenenti al sesso femminile sembrava vi fossero ammesse; perfino le macchine, spesso lussuose, che si fermavano dinanzi allo châlet erano guidate da donne. Fu così accertato che la casa nascondeva l’organizzazione internazionale di cui abbiamo parlato.

Il nostro corrispondente di Zurigo ha omesso di informarci come sia finito il caso della signora di Chambéry che aveva condotto alla strana scoperta. L’omissione, in fondo, non ha importanza: quel che più interessa, invece, è sapere che tra le frequentatrici della villa sono state notate molte italiane, alcune delle quali vi entravano per una volta soltanto e sparivano poi senza lasciar traccia di sé. Inoltre è stato provato che la misteriosa attività dell’organizzazione risale a non meno di tre anni.

Le nostre indagini ci hanno portato ad occuparci nuovamente del caso di Eva Maciacchini, una donna di 28 anni, trovata uccisa nel gennaio dello scorso anno sulla spiaggia di Lambrate. Ci risulta in modo inequivocabile che Eva era notoriamente dedita al culto che ha reso celebre il nome della poetessa greca, e che essa faceva frequentemente la spola tra l’Italia e la Svizzera, mantenendo stretti contatti fra alcune signore e signorine dell’alta società dell’Italia settentrionale e gli abitanti — o meglio la malavita — della vita di Parigi.

Sarebbe assai opportuno che le nostre ricerche potessero essere condotte a termine in modo più completo di quanto non sia possibile a noi. Quante cameriere – che durante il loro servizio in Italia non nascondevano lo strano contegno delle padrone nei loro riguardi – scompaiono misteriosamente dopo essere state istruite per lungo tempo a quella scuola del vizio?

Basta a questo proposito, sfogliare gli atti di un caso recentissimo e tuttora insoluto: quello della cosiddetta «D’Artagnan» di Roma.

È certo che, così come esistite una tratta delle bianche per le “maisons closes” in Africa e in America, fiorisce un ancor più indegno commercio di fanciulle destinate a… tenere compagnia alle buone signore delle quali parliamo.

Commercio che ha le più numerose ramificazioni a Milano, ma che si esercita anche a Roma, a Genova, ad Ancona, a Napoli, a Bari e forse in altre città in cui, almeno sinora, non ci è giunta notizia.

Noi stessi abbiamo avuto occasione di parlare, in un ufficio di Polizia, con una ragazza di venti anni, tale Angela Bellotti, alla quale doveva essere applicato il provvedimento di rimpatrio per motivi di moralità.

Da una certa signora E. F., abitante in piazza Ungheria a Roma, la Bellotti aveva ricevuto offerte precise: 50.000 lire al mese, spesata di tutto, se avesse acconsentito a recarsi presso una giovane e ricchissima signora abitante sulle rive del lago di Como, ponendosi a sua completa disposizione. Dopo un certo tempo la ragazza, notate bene, avrebbe dovuto seguire la sua nuova padrona a Zurigo, dove questa l’avrebbe lasciata raccomandandola ad alcune sue amiche, per poi proseguire per Parigi dove la signora andava a stabilirsi.

Ma è inutile insistere su certi particolari. Già per il dilagare della triste piaga dell’omosessualità fra gli uomini abbiamo avuto più volte occasione di mettere in guardia gli stessi disgraziati, oltre che il pubblico e le autorità. Come per gli invertiti, così per le donne avviene facilmente che il loro vizio permetta ad ignobili individui di sfruttale e ricattarle.

Per parlare soltanto di uno degli ultimi casi, non è escluso che Agostina Meravigli sia stata assassinata proprio per questo motivo. Così Maria Bolli, di cui le cronache non si sono quasi occupate, e che scomparve misteriosamente da Bari circa quattro mesi fa, era notoriamente una donna appartenente a quella tal categoria. Non se n’è saputo più nulla. Dov’è andata a finire? Non sarà anch’essa fra le numerose italiane di cui il nostro corrispondente di Zurigo ci segnala le visite alla famosa villetta?

E che cosa accade loro una volta a Zurigo? L’Agenzia francese di investigazioni naturalmente, esaurite le indagini delle quali era stata incaricata e per le quali l’avevamo pagata, non ha pensato affatto a continuarle per far luce su tutta la tenebrosa attività che si svolgeva e tuttora si svolge nello châlet.

Ma le poche notizie giunteci in proposito farebbero pensare che – all’infuori delle frequentatrici fisse della villa, che debbono essere ricche signore di Zurigo o almeno svizzere – le visitatrici occasionali vi facciano capo unicamente per essere “smistate”. Di alcune di esse si sa, per esempio, che hanno preso la direzione dei cantoni occidentali, e forse della Francia.

Una, per esempio, una certa Giuliana del cui cognome il nostro corrispondente ci indica la sola iniziale D., fu vista giungere sola alla villa, durante il turno – diremo così – di piantonamento degli agenti privati che si occupavano della signora di Chambéry. Era italiana senza dubbio, perché – incerta sull’indirizzo al quale doveva recarsi – ai rivolse proprio ai suddetti agenti, mostrando loro un pezzo di carta dove era scritto, appunto, l’indirizzo.

E i due agenti notarono che il foglio recava un’intestazione commerciale italiana, con ben chiara la città di Milano. Giuliana D. si fermò pochi minuti nell’interno della villa, e ne uscì quasi subito accompagnata da due eleganti signore. La ragazza piangeva convulsamente [e] mordeva il fazzolettino. Le signore, che sembravano volerla rassicurare e darle coraggio, la fecero salire quasi di forza su un’automobile che aspettava all’angolo della villa, e si allontanarono con lei. La macchina portava la targa svizzera.

Quale mistero, qual dramma forse si nasconderà nella rapida scena che abbiamo descritta e che si è svolta lontano dall’Italia, sulle deserte rive del lago di Zurigo? Bisognerebbe poter rispondere a questo e a molti altri interrogativi altrettanto ansiosi. Il problema c’è.

La sua esistenza risulta chiara dai risultati della indagini dell’Agenzia francese di investigazioni e dalle nostre, dalle notizie giunteci attraverso il nostro corrispondente e dai fatto che così spesso si verificano in Italia.

Una statistica ci direbbe che nelle nostre città scompaiono ogni anno dalle cento alle centocinquanta donne indiziate di coltivare il noto vizio. Puro caso? Non crediamo. È un problema forse più grave di quello degl’invertiti poiché abbraccia, in genere, classi sociali più responsabili, ambienti più elevati.

Altre importanti rivelazioni seguiranno nel prossimo numero.

Barracuda

In calce all’articolo si legge:

Le fotografie che illustrano l’articolo sono state eseguite, per incarico del nostro corrispondente, dal fotografo Meurisse di Zurigo.

Le immagini sono state migliorate grazie al servizio di IA offerto da Gemini.


Al fine di una migliore comprensione del contesto storico in cui va inserito l’articolo di «Scandalo», riteniamo opportuno segnalare che:

Dall’inizio degli anni ‘30 – 1932 – c’è a Zurigo un’organizzazione omosessuale molto importante, Le Cercle/Der Kreis, che è stata fondata da uno dei massimi attori di prosa svizzero, Rolf, il quale aveva fatto sensazione rivelando la propria omosessualità.

È un gruppo abbastanza serio, appoggiato e finanziato da Eugen Laubacher, un personaggio molto importante dell’alta società di Zurigo, facoltosissimo industriale e banchiere che aveva avuto anche incarichi governativi e godeva di molti appoggi e che per gestire l’associazione omofila svizzera si celava sotto lo pseudonimo di Charles Welti.

«Le Cercle/Der Kreis» è anche una rivista che viene redatta in due lingue, tedesco e francese (per qualche tempo pubblica anche una piccola sezione in italiano).

Welti è anche riuscito ad ottenere che una volta l’anno il più grande teatro di Zurigo sia affittato al suo gruppo, che vi organizza grandi feste, a cui partecipano persone da tutto il mondo (anche dall’Italia!) e «si fanno pazzie per andarci».

Queste feste vengono finanziate con gli abbonamenti alla rivista, ma molti dei partecipanti non sono necessariamente abbonati.

Questa associazione ha ispirato nel 2014 anche la produzione di una pellicola, di genere docu-film, del regista svizzero Stefan Haupt intitolata Der Kreis.

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