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Le Radici dell'Orgoglio

Niente sesso per i carcerati

Nel percorso di approvazione della riforma delle carceri, la Camera una norma del nuovo ordinamento che avrebbe previsto brevi permessi all’esterno ai detenuti per «relazioni umane».
La norma viene ritenuta incompatibili con le necessarie garanzie di sicurezza.

Inizia alla Camera il dibattito sulla riforma carceraria

Il dibattimento viene aperto da una relazione del ministro della giustizia, il socialista Mario Zagari, che, tra le altre cose, osserva che «un’inchiesta ha accertato che il 67,50% dei carcerati si è dichiarato omosessuale occasionale e il 20% abituale: di questi ultimi, il 75% ha acquisito tale anomalia in carcere».

Esce sul «Mondo» l’articolo di Pier Paolo Pasolini “La carne in prigione”

L’articolo dell’intellettuale omosessuale è una riflessione lucida e provocatoria sul modo in cui la società percepisce l’omosessualità.
L’articolo sarà inserito nella raccolta Scritti corsari, pubblicata postuma nel novembre 1975 per l’editore Garzanti (sebbene Pasolini ne avesse già approvato le bozze), con il titolo “Il carcere e la fraternità dell’amore omosessuale”.

Scrive Pasolini:
«L’omosessuale e l’omosessualità sono visti come forme del «Male»: ma di un Male rimosso e trasferito in un luogo dove è «Altro». Dove diviene, cioè, mostruoso, demoniaco, degradante. Non se ne discute nemmeno: l’avere un rapporto omosessuale è visto come una minaccia apocalittica, una condanna definitiva che cambia radicalmente la natura del condannato. La vecchia sessuofobia cattolica si mescola col nuovo disprezzo laico per chi non sappia apprezzare il bene della coppia eterosessuale, come meravigliosa libertà fruita nientedimeno che dall’enorme maggioranza […]
E tragico che egli non capisca – in modo così istituzionalizzato e brutalmente conformistico – che il rapporto omosessuale non è il Male, o, per dire meglio, in
un rapporto omosessuale non c’è niente di male. Esso è un rapporto sessuale come un altro. Dov’è, non dico la tolleranza, ma l’intelligenza e la cultura, se non si capisce questo? Esso non lascia né marchi indelebili, né macchie che rendono intoccabili, né deformazioni razzistiche. Lascia un uomo perfettamente quello che era».

Rivolta nel carcere Don Soria di Alessandria

Nel carcere Don Soria di Alessandria scoppia una violenta rivolta con presa di ostaggi guidata dai detenuti Cesare Concu, Domenico Di Bona ed Edoardo Levrero. Le istituzioni reagiscono con una repressione armata, ordinata e condotta dal generale Carlo Alberto dalla Chiesa, che causa la morte di 7 persone.
Le successive inchieste giudiziarie e le analisi sociologiche condotte in seguito al grave fatto, evidenziano come il vero motore scatenante della disperazione dei rivoltosi – in particolare di Cesare Concu – fosse legato alla sessualità repressa e alle dinamiche di sottomissione e omosessualità indotta vissute in una condizione di totale privazione affettiva.
L’evento costringe l’opinione pubblica e la politica a fare i conti con la realtà delle relazioni sessuali dietro le sbarre, accelerando il dibattito che porterà alla grande Riforma Penitenziaria del 1975.
L’autunno del 1974 coincide anche con l’avvio della prima vera inchiesta strutturata sull’omosessualità in Italia condotta dal CIDAMS (Centro Italiano Documentazione Attività Musicali e Spettacolo, all’epoca attivo nelle indagini sui comportamenti sociali e di costume).
Parallelamente, il Fronte Unitario Omosessuale Rivoluzionario Italiano (Fuori!), la prima associazione di liberazione sessuale del Paese fondata da Angelo Pezzana, che nel 1974 si federa con il Partito Radicale di Marco Pannella, utilizza la propria rivista per denunciare le condizioni dei detenuti omosessuali e transessuali, considerati l’anello più debole della catena punitiva dello Stato.

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