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Le Radici dell'Orgoglio

Pisa ospita il convegno internazionale «Stare insieme»

Si apre a Pisa il convegno internazionale sulle famiglie di fatto “Stare insieme”, organizzato dal ministero per le Pari Opportunità; il giorno dopo sono resi noti i primi dati dell’inchiesta di Marzio Barbagli e Asher Colombo, secondo cui le coppie omosessuali risultano più stabili di quelle eterosessuali conviventi.

Presentazione dell’indagine Domoskopea sull’omosessualità

Viene presentata a Torino dall’assessore Giorgio Balmas un’indagine condotta dall’istituto Demoskopea per la Fondazione Sandro Penna e l’Assessorato alla Cultura del Comune di Torino, che traccia un ritratto impietoso dell’Italia del 1983: la metà degli italiani considera ancora l’omosessualità una malattia e il 17% la definisce una «grave perversione».
Il sondaggio rivela una diffusa disinformazione, con oltre il 57% degli intervistati che confonde l’omosessualità con la pedofilia, mentre quasi un terzo dei cittadini si dice favorevole a una legge che reintroduca il reato di omosessualità.
Nonostante un clima sociale segnato da forti stigma e tabù familiari, emergono tuttavia segnali di apertura: il 61% degli intervistati si dichiara a favore di una legge a tutela dei diritti e della dignità delle persone omosessuali, e il 70% riconosce l’esistenza di una reale discriminazione.
Tra le città italiane spicca Torino, che mostra un atteggiamento nettamente più progressista e aperto rispetto alla media nazionale.

Sondaggio sul quotidiano «La Repubblica»

Sondaggio sul quotidiano «La Repubblica»

GLI ITALIANI E IL PIANETA GAY DAL RIFIUTO ALL’ INDIFFERENZA

Metà degli italiani accetta l’omosessualità, l’altra metà la rifiuta. Ad un 48,9% che la ritiene semplicemente una forma d’ attrazione verso persone dello stesso sesso, e che quindi non dà qualificazioni negative, si contrappongono varie forme di condanna. C’è un 10,5% che definisce gli omosessuali malati, un 8,7% che li considera diversi, un 7,2% che li ritiene anormali, imperfetti, un 2,1% che parla di effeminati, pervertiti, un 2,9% che comunque li disprezza e infine un 20,6% che, con varie definizioni, afferma di ignorarli. È uno dei dati elaborati in una indagine condotta dall’Ispes (Istituto di studi politici economici e sociali) in collaborazione con l’Arci-gay e il settimanale Epoca. Per tentare di comprendere la percezione dell’omosessualità in Italia è stato interpellato un campione di duemila persone di differente età, professione e condizione sociale. Dall’inchiesta, tra l’altro, emerge che il 7,7% degli italiani intervistati ha detto d’ aver avuto esperienze gay e che il 13,5% le ha desiderate. In una indagine analoga condotta nel 1983 – ha sottolineato il presidente dell’Arci-gay Franco Grillini – nessuno aveva ammesso d’ aver avuto esperienze omosessuali. Grillini ha parlato d’ uno stupefacente rivolgimento cultura di massa. Ma dall’ indagine Ispes emerge anche un altro dato: mentre il 60% degli intervistati dice di conoscere degli omosessuali, appena il 2,5% dichiara di aver omosessuali tra i propri parenti. I due dati sono assolutamente inconciliabili: uno dei due è falso. Il fatto è – ha commentato il presidente dell’Ispes Gian Maria Fara – che dell’omosessualità in famiglia ci si vergogna, come ci si vergogna di avere un parente alcolizzato, tossicodipendente o in galera. Dunque, secondo Fara, l’analisi di Grillini è troppo ottimistica: Quel che dall’indagine emerge non è tanto l’atteggiamento fustigatorio contro il vizio quanto, piuttosto, il fastidio verso una presenza pericolosa. L’interpretazione della ricerca segue una sorta di doppio binario. E così tra i motivi che potrebbero essere alla base di questa sostanziale indifferenza, Fara include anche la diffusione dell’Aids. Grillini ammette che l’Aids ha inizialmente peggiorato la percezione dell’omosessualità, ma subito aggiunge che la malattia è stata anche l’occasione per la rottura definitiva dell’omertà. Dall’indagine emerge che secondo il 46% degli intervistati il fenomeno Aids è stato la causa d’ una ingiusta discriminazione dei gay. Gli atteggiamenti degli italiani sono tanto contraddittori da rendere molto difficile un’interpretazione univoca. Alla domanda su come reagirebbero nello scoprire che un parente stretto è omosessuale, l’11% degli intervistati parla di senso di disgusto. Un’altra fetta consistente (15,1%) dice che temerebbe conseguenze sociali e familiari. Ma c’è anche un 35,3% che si limiterebbe a prendere atto della situazione, un 23% (con una notevole prevalenza di donne) che aiuterebbe il parente-gay a vivere più serenamente e infine un 6,7% che apprezzerebbe la sincerità della rivelazione. Parallelamente alla domanda sull’ atteggiamento di fronte a un omosessuale si va da un 20,6% che parla di disagio (un altro 6% afferma di temere di ricevere attenzioni sessuali) a un 11,9% che manifesta ammirazione per il suo coraggio. Di certo, quando dall’omosessualità incontrata si passa all’ omosessualità vissuta, subentrano molti pudori. Il grado di reticenza è inversamente propozionale allo status sociale e al grado culturale (tra i professionisti e i dirigenti il 16% ammette di aver avuto esperienze omosessuali, mentre tra i pensionati fa altrettanto solo il 3%) ed è anche legata alle convinzioni religiose: ammette di aver avuto esperienze gay il 18,3% dei non credenti e solo il 3,3% dei credenti. Eppure secondo il 56% dei maschi e il 62,1% delle femmine fede cattolica e omosessualità sono conciliabili. A questa difformità di atteggiamenti individuali, s’accompagna una più decisa tolleranza sociale: quasi il 50% degli intervistati ritiene che la società dovrebbe difendere i diritti degli omosessuali, il 22% è per un atteggiamento di civile indifferenza, solo un 11% ritiene che dai gay ci si debba salvaguardare. Divisione a metà sulla possibilità d’un riconoscimento giuridico della convivenza tra omosessuali: favorevole il 49%, contrario il 48,2%.

di Giovanni Maria Bellu

Inchiesta ISPES/Arcigay

Parte l’inchiesta ISPES/Arcigay sull’atteggiamento degli italiani verso l’omosessualità.

Indagine sull’omosessualità

Vengono presentati i risultati dell’indagine Makno/GPF, che indica il calo degli Italiani ostili all’omosessualità.

Inchiesta su “Europeo” di Massimo Fini

Il giornalista Massimo Fini, giornalista dell’Europeo, cura e coordina insieme alla redazione di Lambda l’inchiesta “Rapporto: Gli Omosessuali”, pubblicata dal settimanale in quattro puntate.

I indagine statistica sull’omosessualità

Prende il via la prima indagine statistica sull’omosessualità, con una settantina di domande che abbracciano tutte le possibilità della realtà gay. I risultati del sondaggio non vengono pubblicati per mancanza di fondi.

Nasce il TIPCCO (Tribunale Internazionale Permanente per i Crimini Contro l’Omosessualità).

Viene istituito il premio “Triangolo Rosa” per quelle opere letterarie inedite che contribuiscano all’evoluzione del pensiero e della comunità gay. In seguito alla morte di Pasolini prenderà il nome di “Triangolo Rosa/Pier Paolo Pasolini”. La prima edizione verrà vinta da Piero Montana, del Fuori! di Palermo.

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