7 Gennaio 1975
Processo di primo grado per il caso Lavorini
Inizia a Pisa in Corte d'Assise il processo di primo grado per il rapimento e l'uccisione del giovane Ermanno Lavorini. Il caso aveva sconvolto l'intera nazione.
Ermanno era scomparso a Viareggio il 31 gennaio del 1969 e il suo corpo era stato scoperto l'8 marzo dello stesso anno sotto due spanne di sabbia nella spiaggia di Marina di Vecchiano, a 11 chilometri dal luogo della scomparsa.
Gli imputati sono ragazzi legati a una formazione neofascista locale (il Fronte Monarchico Giovanile), ma nei primi mesi delle indagini le forze dell'ordine si erano convinte che l'omicidio fosse da mettere in relazione con i frequentatori omosessuali della pineta di Viareggio, creando in questo modo una sorta di "panico collettivo" e di stigma nei confronti degli omosessuali.
Il 9 gennaio i giudici emettono un'ordinanza che fa molto scalpore, dichiarando inutilizzabili le intercettazioni ambientali che avevano portato all'incriminazione dei giovani neofascisti.
La polizia aveva posizionato microfoni nascosti su un furgone cellulare per captare le confidenze e le ammissioni dei giovani imputati lasciati appositamente soli. La Corte d'Assise di Pisa stabilisce che tali registrazioni occulte violavano le garanzie difensive.
Il processo si conclude il 6 marzo 1975 con una sentenza che condanna Marco Baldisseri a 19 anni di reclusione e Rodolfo Della Latta a 15 anni e 4 mesi, assolvendo temporaneamente Pietro Vangioni.
La decisione sulle intercettazioni del 9 gennaio viene successivamente ribaltata in secondo grado dalla Corte d'Assise d'Appello di Firenze, che ammette la validità dei nastri operando un'estensione analogica con le norme sulle intercettazioni telefoniche.
La sentenza modifica le dure condanne inflitte in primo grado a Pisa (dove il movente politico era stato negato in favore di una falsa pista legata a "festini omosessuali"): Rodolfo Della Latta viene condannato a 11 anni di carcere (rispetto ai 15 anni e 4 mesi del primo grado). Pietro Vangioni è condannato a 9 anni di reclusione (in primo grado era stato assolto per insufficienza di prove). Marco Baldisseri a 8 anni di carcere (in primo grado aveva ricevuto 19 anni).
Nella sentenza viene anche definitivamente smentita la pista della pedofilia e della prostituzione minorile nella pineta di Viareggio. Questa falsa pista, alimentata da calunnie e depistaggi degli stessi imputati, aveva precedentemente distrutto la vita di cittadini innocenti (come Adolfo Meciani, morto suicida in carcere).
Fa parte di una vicenda
Questo fatto è uno dei passaggi della ricostruzione.