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Le Radici dell'Orgoglio

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Enrico Cicogna

Enrico Cicogna

Traduttore e attivista LGBT+ italiano

Nascita
Firenze, 1925
Morte
Roma, 11 Marzo 1985

Enrico Cicogna è stato uno dei più celebri e importanti traduttori italiani dall’area iberofona e dal mondo ispano-americano. Il suo contributo è stato fondamentale per far conoscere la grande letteratura sudamericana contemporanea in Italia tra la fine degli anni Sessanta e gli anni Settanta, periodo coincidente con l’esplosione del celebre fenomeno del boom letterario latino-americano.

Tra le sue traduzioni più memorabili spicca senza dubbio quella di Gabriel García Márquez, di cui fu lo storico traduttore italiano. A lui si deve la prima e iconica versione in lingua italiana del capolavoro Cent’anni di solitudine (Cien años de soledad), pubblicata da Feltrinelli nel 1968. Oltre a questo romanzo fondamentale, Cicogna ha tradotto gran parte della produzione dello scrittore colombiano, tra cui L’autunno del patriarca, La mala ora, Nessuno scrive al colonnello, I funerali della Mamá Grande e L’incredibile e triste storia della candida Eréndira e della sua nonna snaturata.

La sua attività di traduttore ha abbracciato anche altri giganti della narrativa sudamericana: fu infatti il primo a far conoscere in Italia le opere del futuro premio Nobel peruviano Mario Vargas Llosa, a partire dal romanzo La città e i cani. Ha inoltre firmato le traduzioni italiane di testi di celebri autori come Manuel Scorza (Rulli di tamburo per Rancas), Manuel Puig, Juan Carlos Onetti (Per questa notte) e Alfredo Bryce Echenique (Un mondo per Julius).

Oltre al grande lavoro svolto con la letteratura dello spagnolo e del portoghese, Cicogna si è dedicato alla traduzione dal tedesco e dall’inglese. In ambito anglosassone ha curato, tra le altre cose, la versione italiana di diversi celebri romanzi dedicati all’agente segreto James Bond scritti da Ian Fleming. Tra la fine degli anni Sessanta e i primi anni Settanta ha affiancato alla narrativa un’intensa attività nella saggistica storica e politica per importanti case editrici come Mondadori e Feltrinelli, curando traduzioni di testi di attualità internazionale, tra cui la raccolta La guerra rivoluzionaria di Ernesto “Che” Guevara. Le sue trasferte di lavoro in America Latina erano spesso finanziate da Giangiacomo Feltrinelli, editore di molte delle sue traduzioni; era inoltre cugino della produttrice cinematografica Marina Cicogna.

Cicogna, uomo omosessuale, tra la fine degli anni Sessanta e l’inizio degli anni Settanta, raccoglie intorno a sé un gruppo di giovani e cerca di fondare una rivista simile alla francese «Arcadie». Non riuscendovi per mancanza di un editore pronto a investire in un giornale omosessuale, prende contatti con Saro Balsamo e si accorda per pubblicare nella rivista erotica «Le Ore» un inserto intitolato «Extraora» interamente gestito e redatto da omosessuali. Il primo numero esce in edicola il 1° febbraio 1971, sul n. 5 del settimanale: dodici pagine annunciate da uno strillo in copertina — «Il giornale – inserto scritto dagli omosessuali» — e presentate come una testata autonoma, «numero 1 – anno 1». L’inserto durerà tre anni: prima dentro «Le Ore», poi nel mensile «Le Ore del Mese».

Al nucleo romano del movimento nascente Cicogna arriva per lettera: risponde, «omosessuale di mezza età», a un annuncio comparso sul settimanale «Men», anche per allargare la cerchia dei collaboratori dell’inserto. Attorno a lui si raccoglie il gruppo milanese, a cui partecipa il ventenne Luigi Cannillo — è Cicogna stesso a dargli il soprannome «GigiLuigi» con cui firmerà i suoi pezzi, in un’epoca in cui sull’inserto si firma con pseudonimi o sole iniziali, perché il nodo irrisolto è la visibilità.

«L’impostazione data da Cicogna guardava alla tematica omosessuale come a una questione prevalentemente culturale, non politica», ricorda Cannillo. Di estrazione borghese e di convinzioni liberali — «Chicco» per gli amici, con l’aspetto «di un birraio tedesco, con dei grossi favoriti rossi» — vede in Angelo Pezzana un incendiario, e il gruppo milanese resta l’ala più moderata del movimento. Partecipa comunque alle riunioni torinesi del 1971 nella mansarda di casa Pezzana e mette i suoi a disposizione per la preparazione dei primi numeri di «Fuori!», dove escono suoi articoli sulla condizione degli omosessuali nella Spagna franchista e su Cuba.

La svolta rivoluzionaria della rivista però non gli appartiene. Nel settembre 1972 si scontra con Mario Mieli alla riunione del collettivo milanese e da lì si allontana progressivamente, preferendo concentrarsi su «Extraora», che avrebbe voluto portare avanti almeno fino al 1973.

Le vicende del gruppo milanese, dell’inserto «Extraora» e dei rapporti con Torino e Roma sono ricostruite in Giorgio Umberto Bozzo, Le Radici dell’Orgoglio. La storia del movimento e della comunità LGBTQIA+ in Italia, vol. I (1960-1972), pp. 233-237, 270-275 e 280-299.

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