Il compagno GigiLuigi e la nascita dell’acronimo F.U.O.R.I.
di Andrea Meroni
Il poeta, saggista, traduttore e organizzatore culturale Luigi “Gigi” Cannillo ci racconta i primi momenti di fermento e di attivismo che hanno portato alla nascita del movimento di liberazione omosessuale nel nostro paese e l’illuminazione che ha dato vito al suo primo nome
Per rievocare quel periodo bisogna tornare indietro nel tempo, a quei fermenti straordinari a cavallo tra la fine degli anni Sessanta e i primissimi anni Settanta, tra il 1970 e il 1971. Era un’energia unica, che montava dritta sull’onda lunga del ’68 e del ’69. In ciascuno di noi, nei progetti personali così come nelle prime forme collettive, c’era una forte carica di rinnovamento e di rivendicazione.
Per me tutto prese forma attraverso l’amicizia con Enrico Cicogna. Dialogando con lui, il percorso di riflessione personale sfociò naturalmente in una dimensione legata all’omosessualità e alla cultura omosessuale. Fu proprio quella scintilla a far sì che diverse persone, arrivate da varie regioni d’Italia, iniziassero a incontrarsi tra Milano e Roma per mettere le basi di qualcosa di nuovo.
Eravamo ancora in una fase strettamente preparatoria. Per alcuni di noi il punto di riferimento culturale era la rivista francese «Arcadie», un vero faro sulla cultura omosessuale dell’epoca. Il sogno iniziale era replicare un’esperienza simile in Italia, ma trovare un editore disposto a pubblicare una testata del genere era un’impresa quasi impossibile. Così riuscimmo a stringere un accordo con la redazione di «Le Ore» – una rivista d’erotismo d’evasione e di costume pensata per un pubblico prevalentemente eterosessuale. Al suo interno ottenemmo uno spazio tutto nostro: un inserto, «Extraora», credo a cadenza mensile, dedicato alla cultura omosessuale, dove si parlava di teatro, letteratura, musica e di un’identità condivisa.
Nello stesso periodo mettemmo anche dei piccoli annunci su alcune riviste dell’epoca, compresi quei giornali rivolti a un pubblico maschile che finivano per diventare, in mancanza d’altro, il canale principale attraverso cui le persone gay potevano trovarsi. Chiedevamo chi fosse disponibile a incontrarsi per discutere, confrontarsi e costruire un progetto comune. Più di qualcuno arrivò alle nostre riunioni proprio rispondendo a quei messaggi.
Tuttavia, le anime del gruppo erano diverse. C’era chi voleva fermarsi all’ambito culturale e chi, invece, spingeva per un’organizzazione politica strutturata e permanente. Con il passare delle riunioni queste due visioni entrarono in tensione, portando infine alla nascita del Fuori!
Ricordo bene quei primi incontri a rotazione: saremo stati una manciata di persone e non credo facemmo più di tre o quattro riunioni generali in tutto. Da Roma arrivavano figure come Bruno Fiorentino e Gianni Chilanti, oltre ad altri compagni che poi ho perso di vista o che purtroppo non ci sono più. Da Torino scendeva Angelo Pezzana con altri due o tre.
Fu proprio sotto la spinta di Pezzana e Fiorentini che prevalse la linea della visibilità pubblica e politica. Una scelta rivoluzionaria, ma anche spaventosa per l’epoca. Esporsi significava rischiare tutto. Mi tornano in mente le parole di un medico che partecipava alle nostre riunioni; diceva angosciato:
«Se si sapesse in giro che sono omosessuale, la gente verrebbe ancora nel mio studio a farsi visitare spogliandosi davanti a me?»
Il timore che il venire allo scoperto potesse compromettere la propria vita professionale causò inevitabilmente molte resistenze e qualche defezione. Per me, invece, che venivo da un’esperienza di militanza “da cane sciolto” nello spirito del ’68, senza tessere di partito, occuparmi della mia omosessualità insieme ad altri compagni apparve come il naturale e inevitabile sviluppo della mia storia personale.
Su quale sia stata esattamente la riunione in cui battezzammo il movimento, non saprei dirlo con certezza matematica – non ho ancora trasformato la mia vita in un mito da ricordare nei minimi dettagli!
Di sicuro non fu la primissima, che si tenne verso settembre al mio rientro da un viaggio all’estero e servì solo per conoscerci di persona, dato che all’epoca esistevano unicamente gli incontri dal vivo. Forse accadde a Milano, prima di spostarci a Torino.
L’idea del nome, comunque, fu mia.
In Francia esisteva già il FHAR (Front Homosexuel d’Action Révolutionnaire), una sigla che fu di grande ispirazione per tutto il movimento fino alla metà degli anni Settanta. Pensai che la parola “Fuori” esprimesse in modo perfetto la nostra estraneità rispetto ai canoni del sistema patriarcale: l’essere letteralmente “fuori” dalle regole schiaccianti della società dell’epoca. Subito dopo mi resi conto che poteva funzionare benissimo anche come acronimo: Fronte Unitario Omosessuale Rivoluzionario Italiano. Rispetto ai francesi avevamo quella “U” di “Unitario” in più — un termine molto in voga nei gruppi dell’epoca — e la nostra “O” prendeva il posto della loro “H”. Era incisivo, breve, si ricordava facilmente e aveva un doppio significato potentissimo. Proposi la soluzione al gruppo e fu accolta subito.
In quel periodo mi fu dato anche un soprannome, “compagno GigiLuigi”. Fu Enrico Cicogna a darmelo in modo del tutto amichevole, forse all’inizio solo per distinguermi dagli altri Luigi della nostra cerchia. Quel nome mi ha poi accompagnato per tutti gli anni a venire, sia dentro il Fuori! che successivamente nei COM (Comitati Omosessuali Militanti), fino a diventare il modo con cui ancora oggi molti mi identificano.
Certo siete stati bravi a risalire a me grazie solo a quel soprannome. Non era per niente facile: oggi c’è chi fa intere trasmissioni televisive d’investigazione per scoprire l’identità di qualcuno o per indovinare i gradi di parentela!
Intervista raccolta il 19 aprile 2021 da Andrea Meroni.
Luigi (Gigi) Cannillo è un poeta, saggista, traduttore e organizzatore culturale nato e residente a Milano. Ha lavorato per molti anni come docente di lingua e letteratura tedesca nella scuola secondaria superiore.
Fin dai primi anni ’70 è stato tra i protagonisti delle prime esperienze del movimento di liberazione omosessuale in Italia, partecipando attivamente alla nascita del Fuori! e ai Comitati Omosessuali Militanti, contesti nei quali ha promosso numerosi spazi dedicati alla cultura e all’espressione artistica.
Nel corso della sua carriera è stato redattore e co-direttore della rivista letteraria «La Mosca di Milano», redattore per la collana Sguardi dell’editore La Vita Felice e collaboratore della rivista internazionale «Gradiva» (New York/Firenze). È inoltre molto attivo all’interno dell’Associazione Culturale Milanocosa.
Tra le sue principali raccolte poetiche si ricordano Transistor (Tempo Sensibile, 1985), Volo simulato (Campanotto, 1993), Sesto senso (Campanotto, 1999), Cielo privato (Joker, 2005), Galleria del vento (La Vita Felice, 2014), l’antologia in lingua inglese Between Windows and Skies. Selected poems 1985–2020 (Gradiva Publications, 2022) e la raccolta Dal Lazzaretto (La Vita Felice, 2024).
Oltre alla scrittura in versi, ha curato diversi volumi di approfondimento e raccolte critiche, tra cui La biblioteca delle voci – Interviste a 25 poeti italiani (con Gabriela Fantato, Joker, 2006), Il corpo segreto – Corpo ed Eros nella poesia maschile (LietoColle, 2008) e Passione Poesia – Letture di poesia contemporanea 1990-2015 (con S. Aglieco e N. Iacovella, CFR, 2016). Svolge infine un’intensa attività collaborativa con musicisti e artisti visivi, realizzando libri d’artista, plaquette e partecipando a performance teatrali e letture pubbliche.
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Come citare
Le Radici dell’Orgoglio, «Il compagno GigiLuigi e la nascita dell’acronimo F.U.O.R.I.», leradicidellorgoglio.it, https://leradicidellorgoglio.it/le-storie/il-compagno-gigiluigi-e-la-nascita-dellacronimo-f-u-o-r-i/ (consultato il gg/mm/aaaa).