Per via dei «Balletti verdi»?
La TV cerca un nuovo presentatore
| Data | 09 ott 1960 |
| Testata | L'Unità |
| Tipologia | Quotidiano |
L’Unità del 9 ottobre 1960 riporta una voce raccolta in via del Babuino, dove fino al 1966 sta la Direzione Generale della RAI: un importante presentatore di una famosa rubrica televisiva sta per essere sostituito. Il nome non c’è. Il giornale registra «la cautela della TV nel fornire il nome del presentatore da sostituire» e la fa propria, spiegando soltanto che «alla base del provvedimento ci sarebbe il famoso scandalo dei “balletti verdi”». L’unico nome per esteso è quello del sostituto: Giuseppe Baudo, ventiquattro anni, «un siciliano di Catania», noto ai telespettatori per aver presentato Primo piano, una trasmissione dedicata di volta in volta ai cantanti di musica leggera. Visto dai giornalisti negli uffici della RAI, Baudo non spiega perché si trovi lì; si apprende poi che ha conferito a lungo con un funzionario, che gli ha chiesto quali fossero i suoi impegni e le sue pretese per un eventuale programma.
Il pezzo conta per quello che non dice. Il presentatore di cui non si fa il nome è Mike Bongiorno, in quelle settimane tirato dentro lo scandalo di Brescia insieme ad altri volti noti e sentito dai carabinieri. Il meccanismo della calunnia è tutto qui: non servono prove, e non serve nemmeno un nome. Bastano un occhiello con il punto interrogativo — «Per via dei “balletti verdi”?» — e la voce di una sostituzione, perché su un uomo si apra in pubblico una questione di reputazione e di contratto. Il giorno prima, sullo stesso giornale, «Elisa» minacciava di tirar fuori i nomi; qui i nomi restano sottintesi, e funzionano lo stesso.
Bongiorno querela i giornali che stampano il suo nome e dichiara la propria totale estraneità ai fatti; in televisione resta. Sul foglio dell’Unità il suo nome non compare mai, ed è questo che il documento conserva: nell’autunno del 1960, in Italia, il sospetto di omosessualità pesa su una carriera senza che nessuno debba pronunciarlo.
Dal libro«Il nome sulla bocca di tutti non è quello di un presentatore televisivo qualunque. Si tratta dell’uomo considerato il re del quiz, colui che nei primi anni della TV in Italia è entrato nelle case degli italiani con Lascia o raddoppia?, un programma di grandissimo successo. Si tratta niente meno che di Mike Bongiorno. In un vero e proprio crescendo rossiniano, la calunnia raggiunge una dimensione tale che il professionista italo-americano è costretto a reagire con immediate querele ai giornali che pubblicano il suo nome e a fare piccate dichiarazioni alla stampa in merito alla sua totale estraneità ai fatti.» — Le Radici dell’Orgoglio. Volume I (1960-1972), cap. II «Un anno di scandali (1960)», § «Fuori i nomi! I Balletti Verdi bresciani», p. 64.