Cronaca
Una vera signora
Giò Staiano, il famoso «ambiguo» della dolce vita romana, è diventato donna. A che prezzo?
| Data | 10 gen 1983 |
| Testata | Panorama |
| Tipologia | Settimanale |
| Pagina | 40 |
| Autore | Silvana Bevione |
Intervista a Giò Stajano — Gioacchino all’anagrafe — poche settimane dopo l’operazione che a Casablanca, il 13 novembre, chiude una storia cominciata trent’anni prima.
Staiano è stata una figura centrale della “Dolce vita” romana degli anni Cinquanta, amica inseparabile della pittrice Novella Parigini, animatrice dei salotti mondani di mezza Italia, autrice di libri ambientati nel mondo dei «diversi» — il più famoso, Roma capovolta, esce nel 1959 e viene subito sequestrato — e firma di giornali come «Stop» e «Abc», oltre che direttrice di «Men».
Il passaggio più importante è quello in cui rifiuta l’etichetta che le era stata cucita addosso:
«Mi hanno considerato per almeno vent’anni il campione dell’omosessualità italica, ma in realtà io non sono mai stata un omosessuale, non ho mai cercato l’uguale a me, ma sempre il diverso da me».
La decisione arriva dopo l’abbandono di Massimo, un canottiere di Sabaudia:
«Quando mi voltò le spalle, urlandomi che si vergognava di me e che non poteva più frequentarmi perché non ero una donna, presi la grande decisione. Ero una donna dentro, dovevo esserlo anche fuori».
Seguono i conti, che l’articolo elenca con cura: ormoni, dieta, lifting da cinque milioni, protesi al seno per due, l’operazione totale per dieci compreso il viaggio. Il percorso passa per il Marocco nel novembre 1982, pochi mesi dopo la legge 164.
Il giornale oscilla fra maschile e femminile e indugia sul guardaroba, ma lascia parlare Stajano, e quello che resta è la sua voce.