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Le Radici dell'Orgoglio

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Gianni Chilanti

Gianni Chilanti

Ingegnere, attivista e figura chiave della nascita del movimento di liberazione omosessuale italiano

Nascita
Roma, 1929

Nel 1970, Giovanni “Gianni” Chilanti è un ingegnere romano di trentacinque anni, qualcuno in più dei giovani che costituiscono il suo gruppo di amicizie omosessuali. È di estrazione borghese ed è un professionista affermato, di cultura raffinata e aspetto elegante. È un uomo di sinistra, ma più vicino alla sinistra storica, quella del Partito comunista italiano, che non ai movimenti della sinistra rivoluzionaria. Non dissimula la propria omosessualità e al contempo non la sbandiera. Per lavoro si sposta di continuo fra Roma e Milano. Chi lo ha frequentato lo ricorda di indole piacevole e divertente, capace di esercitare un discreto fascino su chi gli sta intorno. Abita in Salita Sant’Onofrio, al Gianicolo, in un appartamento al sesto piano con un terrazzo di cento metri quadri che guarda Castel Sant’Angelo e il Tevere.

Nell’autunno del 1970 il gruppo di ragazzi intorno a Chilanti inizia a ragionare sull’idea di fare qualcosa per migliorare la percezione dell’omosessualità da parte dell’opinione pubblica, ritenendo – anche a causa delle notizie che arrivano da oltre oceano – che sia venuto il momento per organizzarsi, per fare qualcosa.

Le prime riunioni del gruppo omosessuale romano si tengono nel settembre del 1970 e Chilanti ne è la figura chiave. I partecipanti non sono veri e propri militanti: sono professionisti, studenti, impiegati. 

Alcuni di loro, nel 1966, hanno già avuto esperienze di volontariato fra gli «angeli del fango» accorsi a Firenze dopo l’alluvione; altri vengono dalle occupazioni di scuole e università, dove si erano formate amicizie fuori dai luoghi di incontro consueti. Al nucleo iniziale si aggiungono, per passaparola, Bruno Fiorentino, Giorgio Sacchetti, Leonello Fanini, Stefano Cerqua e Roberto Farina, poi Alba Montori e Claudio Mori. Per qualche tempo il ricambio è alto: molti partecipano una o due volte e non tornano. Le riunioni si tengono soprattutto a casa di Chilanti, in alternativa nell’appartamento di un organista e maestro di coro olandese naturalizzato italiano o in quello, più angusto, del giovane architetto Bruno Fiorentino.

Già al secondo incontro il gruppo decide di allargare il raggio oltre Roma e di pubblicare un annuncio su «Men», settimanale erotico fondato nel 1966 da Saro Balsamo e passato a fine 1969 sotto il controllo della moglie Adelina Tattilo, che accetta inserzioni di omosessuali. L’annuncio esce nel numero 47 del novembre 1970 e dice: 

«Tentiamo presa contatto con persone seriamente interessate eliminazione pregiudizi opinione pubblica contro realtà minoranze particolari. Scrivere Passaporto numero 1388853. Fermoposta Cordusio MILANO oppure Patente 131461. Fermoposta Prati ROMA».

Nelle settimane successive ai due fermoposta arrivano molte lettere, e il gruppo convoca i mittenti a un incontro collettivo che si risolve in un baccanale: «un divertente fiasco», lo definirà Fiorentino. Nei giorni successivi Chilanti si fa consegnare tutte le lettere, seleziona quelle che gli sembrano le più serie e motivate rispetto allo scopo — non sono molte — e risponde ai mittenti. Si decide di ripartire da quelle.

Fra le lettere ce n’è una da Milano. L’ha scritta Enrico Cicogna, traduttore specializzato in letteratura sudamericana, autore nel 1968 della prima traduzione italiana di Cent’anni di solitudine per Feltrinelli, attorno al quale si è raccolto un gruppo di giovani milanesi. Nel gennaio del 1971 Chilanti si reca a Milano con Bruno Fiorentino per incontrarlo, mentre il gruppo di Cicogna sta per debuttare con «Extraora», l’inserto omosessuale del settimanale «Le Ore». Non è accertato, ma è stato ipotizzato, che il «Gian» che nel primo numero cura la rubrica di segnalazione dei locali sia proprio Chilanti, che in quegli anni viaggia di continuo fra le due città.

Nei primi mesi del 1971, dopo una discussione che molti ricordano lunga e accesa, il gruppo romano si dà un nome: Associazione di studi psico-sociali, sigla A.S.P.S., resa per assonanza ASPIS. È il primo gruppo di persone omosessuali che in Italia si costituisce con intenti di carattere politico e di promozione sociale. Ha vita breve: dopo una fase di proselitismo verrà assorbito nel Fuori!, prima di arrivare a una qualunque azione rivendicativa verso l’esterno.

Il primo incontro di persona fra Chilanti e Angelo Pezzana avviene a Torino nel giugno del 1971. Il 13 giugno Pezzana gli scrive: 

«Gianni caro, sono molto felice d’averti conosciuto. Oggi ho riletto con più attenzione (e tempo) i documenti che mi hai portato e ti dico di nuovo tutta la mia ammirazione per la serietà e la capacità con cui avete affrontato il problema. Il lavoro che avete svolto a Roma è estremamente significativo». 

Di un testo elaborato dai romani, intitolato Aut Aut, Miti, Comportamento dell’omosessuale e suo disimpegno sociale, Pezzana scrive: «Potrebbe essere il nostro Gay-Manifesto».

Alla fine del 1971 «Panorama» pubblica il primo articolo dedicato al movimento in formazione. Nasce da un incontro fra un giornalista del settimanale e due attivisti romani, Chilanti e Fiorentino, citati con nome e cognome e con alcuni virgolettati. Chilanti vi è descritto come «un ingegnere romano che si è preso a cuore i problemi di questa minoranza» e Fiorentino come «vice di Chilanti»; l’articolo parla del «movimento di Chilanti» e ne riporta la consistenza: cinquanta persone a Roma, venti a Torino, dieci a Milano. Fiorentino dichiara che l’anno precedente a Roma erano più di duecento, «ma la nostra impostazione strettamente ideologica ha fatto scappare molta gente». 

Secondo lo stesso Fiorentino, la pubblicazione dei nomi per esteso irrita Chilanti perché non rientrava nei patti presi con il giornalista; i romani, inoltre, non hanno informato dell’intervista gli altri gruppi, e questo provoca malumori a Torino e a Milano.

Per questo, sebbene per tutto il 1971 vi siano molti incontri e un intenso scambio epistolare tra i tre gruppi, i rapporti sono spesso difficili, anche a causa di talune antipatie di carattere meramente personale. 

Ciononostante, all’inizio dell’estate 1971 i gruppi danno vita al Fuori! (inizialmente F.U.O.R.I. – Fronte unitario omosessuale rivoluzionario italiano) e alla fine dell’estate si organizza una redazione per il lancio di una rivista che avrebbe avuto come titolo il nome del movimento, «Fuori!».

Nel corso del 1972 Chilanti riduce la propria presenza nel collettivo romano e rinuncia al ruolo di guida che gli era stato riconosciuto nei primi tempi. La ragione la spiega Bruno Fiorentino: 

«Lui era senz’altro una persona di sinistra, ma di estrazione borghese. Si riconosceva in un agire politico rappresentativo e parlamentare, mentre molti di noi avevano aspirazioni rivoluzionarie. Credo che lui con queste non si trovasse a proprio agio». 

Fiorentino accosta il suo caso a quello di Cicogna a Milano e osserva che entrambi erano più grandi e più posati dei ragazzi del collettivo. Il centro delle attività si sposta a casa Fiorentino, in Trastevere; verso la fine di giugno, ottenuto da Marco Pannella l’appoggio della sede del Partito radicale, il Fuori! romano comincia a riunirsi ogni martedì alle 20:30 in via di Torre Argentina 18.

Il 28 giugno 1972, anniversario dei moti dello Stonewall Inn, il collettivo romano tiene proprio in quella sede una conferenza stampa per annunciare il nuovo indirizzo e presentare il primo numero di «Fuori!» (giugno 1972). Non ne avverte il gruppo torinese, che reagisce con una lettera durissima a Fiorentino datata 9 luglio, firmata da Carlo Sismondi, Riccardo Rosso, Emma Allais e Francis Padovani e inviata in copia a Chilanti, Mariasilvia Spolato, Mario Mieli e Mauro Bertocchi. L

a copia destinata a Chilanti ha una lettera di accompagnamento, attribuita a Carlo Sismondi: dopo aver spiegato che la responsabilità è stata attribuita al solo Fiorentino e che la proposta di sconfessarlo pubblicamente è stata respinta a stretta maggioranza, chiede a lui di chiarire la posizione del gruppo romano: «tu dovresti dirci se l’azione era stata concordata da tutti».

Domenica 24 settembre 1972 si tiene a Torino la prima riunione nazionale degli omosessuali italiani, convocata attraverso un annuncio sul numero 2 di «Fuori!». Nella sala i tavoli sono disposti a U, ogni delegazione ha davanti a sé un cartello con il nome della città scritto a pennarello e molti partecipanti restano in piedi lungo i muri; sono rappresentate Torino, Milano, Venezia, Trieste, Ancona, Bologna e Roma. 

Per Torino c’è Pezzana, per Milano Mario Mieli. Dalla capitale partono Claudio Cinti, Leonello Fanini, Stefano Cerqua e Chilanti: 

«Ci andammo con una vecchia macchina che aveva il Chilanti all’epoca», ricorda Cinti, «e facemmo tutta una tirata fino a Torino. Arrivammo la sera prima, di sabato, e la domenica ripartimmo la sera stessa, subito dopo la riunione». 

È la prima volta che omosessuali di ogni parte d’Italia si trovano nella stessa stanza.

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