Storia palpitante e violenta: i miei anni con Mario Mieli e il FUORI!
di Andrea Meroni
Ecco la trascrizione integrale (adattata in forma di racconto personale) dell'intervista a Corrado Levi, raccolta telefonicamente nel maggio del 2021 in occasione della registrazione dei primi episodi del podcast Le Radici dell'Orgoglio
Tra il 1968 e il 1969 io ero già a Milano. Prima lavoravo a Venezia come assistente di Albini. In quegli anni di grandi speranze e lotte, il Movimento studentesco non si prendeva assolutamente in carico i problemi degli omosessuali. Anzi, mi ricordo distintamente che una volta, davanti alla Statale, io e Mario Mieli eravamo lì a volantinare per il movimento gay. A un certo punto arrivò uno dei due leader del Movimento — non ricordo più se fosse Mario Capanna o l’altro — che ci liquidò dicendo: «Ah, ma poi faremo la rivoluzione anche per voi, adesso andate via». Mario quella frase e quel gesto non glieli perdonò mai più. Allo stesso modo, i “compagnuzzi” — come li chiamavamo noi — non ci hanno mai considerati o integrati davvero; c’era sempre un’ostilità di fondo. Anni dopo accadde una cosa simile al Festival del Parco Lambro, quando i compagni vennero a rovesciare il nostro banchetto con i libri e le pubblicazioni del FUORI!. In risposta, Mario Mieli salì sul palco e fece quel famoso discorso, fortunatamente registrato e riprodotto tante volte, pronunciando la sua frase più saliente: «Oltre che andare a battere, dobbiamo combattere!».
Il mio incontro fondamentale con Mario avvenne prima della nascita del FUORI!. Ero in macchina, non ricordo se fosse una 500, e stavo passando di fianco alla chiesa di San Babila. Vedo questo ragazzo con abiti lunghi che batteva al margine della strada. Mi accosto e lo invito a salire. Appena entra in auto, noto che sul vestito spunta una spilla, una rosa di brillanti. Mi spiegò che erano veri e che appartenevano a sua madre; gli dissi che era matto a girare così perché rischiava di farsi derubare o rapire, ma durante quel viaggio continuò a raccontarmi per filo e per segno faccende di famiglia e questioni fiscali riservatissime. Qualche mese dopo, a seguito dei fatti di Sanremo del 1972, Mario mi telefonò per invitarmi a un incontro a casa di Fernanda Pivano. Era un appartamento lussuoso e nell’ingresso c’erano circa quindici persone disposte in cerchio. A un certo punto, in quel contesto così elegante e borghese, Mario se ne uscì con una frase spiazzante: «Noi omosessuali frequentiamo i pissoirs… i vespasiani». Fui sconvolto e affascinato dalla bravura e dal coraggio di quel ragazzo, e da quel momento in poi ho iniziato a frequentare in maniera assidua il FUORI!, partecipando alla sua costituzione e alla sua vita politica.
Il FUORI! nacque con pochissime risorse finanziarie. Angelo Pezzana, che a Torino aveva la libreria Hellas, ne fu l’animatore e io fui tra i pochi a finanziarlo all’inizio, con l’obiettivo minimo di far durare la rivista almeno un anno. In quel periodo Pezzana invitò Mario a Torino per impaginare e curare un numero della rivista, ed è per quel numero che scrissi l’articolo intitolato “Storia palpitante e violenta”. Il titolo lo inventò proprio Mario, facendo un salto di qualità intellettuale straordinario: invece di fare un resoconto cronologico o descrittivo, sintetizzò l’essenza stessa di quella lotta come “palpitante e violenta”.
Il nostro gruppo iniziale a Milano era composto da circa quindici o venti persone, tra cui Francesco Pertegato, Roberto Polce, Piero Fassone e la Pepys. Come notò acutamente la nostra amica Lia Cigarini, l’alchimia del gruppo milanese si basava sul match straordinario tra me e Mario. Mario veniva da un’importante famiglia industriale della seta di Como ed era studente di filosofia, quindi portava nel gruppo tutto il rigore della teoria filosofica e una capacità unica di sintetizzare i discorsi collettivi. Io, d’altra parte, portavo la psicanalisi. Avevo fatto un percorso d’analisi prima con Elvio Facchinelli — un intellettuale fondamentale con cui poi non ci fu mai alcun problema di accettazione — e poi con un altro analista personale, spinto dal desiderio rivoluzionario di unire Freud e Marx sotto la stessa bandiera. Così, mentre Mario sintetizzava i concetti, io analizzavo l’andamento psicologico del gruppo, cogliendo subito le tensioni, le alleanze e le dinamiche sotterranee. Fu un’esperienza eccezionale che durò circa due anni.
La svolta metodologica fu l’importazione dell’autocoscienza. Ero diventato molto amico di Lia Cigarini incontrandola a una manifestazione contro la guerra nel Vietnam. Il movimento femminista milanese (con Lia Cigarini, Luisa Muraro e poi Carla Lonzi di Rivolta Femminile) si riuniva in via Dogana, alla Libreria delle Donne. Lia aveva mutuato la pratica dell’autocoscienza e della separazione dalle femministe americane e ne aveva tratto l’idea della “differenza” come alterità. Io presi quella pratica dalle femministe e la portai nel movimento gay milanese e nelle riunioni del FUORI!, che si tenevano il mercoledì a turno nelle nostre case. Il passaparola fu incredibile: nel giro di poco tempo passarono da quel gruppo circa 150 persone di ogni età, soprattutto giovani. L’autocoscienza fu dirompente perché fino a quel momento ognuno di noi viveva la propria omosessualità in solitudine o nascondendola con un profondo senso di colpa. Sentire che gli altri condividevano lo stesso vissuto diede a ciascuno una forza enorme e una grande solidarietà nella diversità.
Il “partire da sé” fu una rivoluzione essenziale in un’epoca in cui la politica tradizionale si era ridotta a piccoli gruppi stalinisti o leninisti. Mettere parola su di sé è diventato la guida maestra di tutta la mia vita e della mia attività. Anche quando insegnavo alla Facoltà di Architettura di Milano applicavo lo stesso principio, dicendo agli studenti di progettare la scuola che avrebbero voluto avere e che non avevano avuto. Per dieci anni la Facoltà di Architettura è stata in occupazione e rivoluzione permanente, con noi assistenti chiamati “assistenti di servizio” dagli studenti, in un totale ribaltamento dei ruoli. In facoltà riorganizzammo la didattica per “ambiti problematici” e io ebbi l’incarico di curare la sezione “Il privato è politico”, all’interno della quale organizzai gruppi di autocoscienza gay, maschili etero e misti, oltre a pubblicare la rivista “Dalle cantine froce”.
Dopo la prima fase del FUORI!, quattro o cinque di noi occuparono una casa abbandonata e lì nacquero i COM (Collettivi Omosessuali Milanesi). Mentre il FUORI! era incentrato sull’autocoscienza interna, i COM volevano fare cose verso l’esterno: organizzavamo spettacoli teatrali, balli e ospitavamo gruppi da fuori come le Pumitrozzole di Bologna. In quel periodo mettemmo in scena La Traviata Norma al Teatro dell’Arsenale e poi in periferia e a Roma. L’idea centrale fu il ribaltamento della norma: gli eterosessuali venivano rappresentati come i “diversi”. Sul palco dicevamo: «Ah, poverini voi eterosessuali che siete così diversi… ma cosa ve ne fate del culo voi?», per poi scendere tra il pubblico per baciare e coinvolgere gli spettatori.
Purtroppo non avevamo mezzi per registrare video di quelle performance straordinarie. Anni dopo, a Roma, il circolo Mario Mieli mise di nuovo in scena lo spettacolo e fu divertentissimo vedere un attore che recitava la parte di “Corrado” mentre io ero seduto tra il pubblico. Allo stesso modo, nel film su Mario Mieli realizzato da Giuseppe Adriatico, pur trovandolo un po’ monocorde rispetto alla vera bizzarria e varietà di Mario — che persino quando fu ricoverato in ospedale psichiatrico la notte si travestiva per andare a battere sull’autostrada —, fui felice che la sua memoria venisse preservata.
Tra il gruppo di Milano e Torino non c’era un grande rapporto quotidiano e la rottura definitiva con la dirigenza del FUORI! avvenne al convegno di Firenze, quando Angelo Pezzana decise la federazione con il Partito Radicale. Per me fu una tragedia e un colpo di mano. Io feci un’accorata perorazione contro l’adesione, ma Pezzana aveva già fatto votare l’accordo. Quando ne parlai con Mario lui si mostrò rassegnato, mentre io continuai a difendere la centralità dell’autocoscienza rispetto alla svolta commerciale e pubblica delle saune gay e dei locali.
Nel 1977 Mario pubblicò Elementi di critica omosessuale. Quel libro è la riscrittura e la formalizzazione di tutto il lavoro di elaborazione e autocoscienza fatto nel nostro gruppo di Milano, che ne costituisce il tessuto di base. Quando il libro era in preparazione, Mario mi fece leggere i primi capitoli e io gli suggerii di dividerlo in piccoli capitoli e sottotitoli per renderlo più fruibile, consiglio che lui seguì con successo. Il libro fu poi discusso come tesi di laurea alla Statale e tradotto in tutto il mondo. Mario aveva una capacità folgorante di definire la realtà e smascherare l’ostilità: come non perdonò mai ai leader del Movimento studentesco la loro arroganza, così non perdonò mai allo psicanalista Franco Fornari una frase infelice sull’omosessualità, ribattezzandolo per sempre “lo psiconazista Fornari”.
Corrado Levi (Torino, 1936) è una figura poliedrica e centrale nella storia culturale e dei diritti civili in Italia. Architetto, artista, docente universitario, scrittore e curatore, ha vissuto da protagonista i fermenti del Sessantotto milanese e la nascita del movimento di liberazione omosessuale italiano.
Allievo di Franco Albini a Venezia e successivamente professore alla Facoltà di Architettura del Politecnico di Milano, Levi ha portato nella didattica e nel dibattito pubblico metodi radicali come la pratica del “partire da sé” e l’autocoscienza, appresi dal femminismo milanese e applicati sia all’insegnamento che alla militanza politica. È stato tra i primissimi finanziatori e animatori del FUORI! (Fronte Unitario Omosessuale Rivoluzionario Italiano) a Milano, compagno di lotte e profondo interlocutore intellettuale di Mario Mieli, e tra i fondatori dei COM (Collettivi Omosessuali Milanesi). La sua ricerca ha costantemente intrecciato psicanalisi, arte d’avanguardia, teoria politica e militanza, rendendolo uno dei testimoni più acuti e liberi della storia LGBTQIA+ italiana.
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Come citare
Le Radici dell’Orgoglio, «Storia palpitante e violenta: i miei anni con Mario Mieli e il FUORI!», leradicidellorgoglio.it, https://leradicidellorgoglio.it/le-storie/storia-palpitante-e-violenta-i-miei-anni-con-mario-mieli-e-il-fuori/ (consultato il gg/mm/aaaa).