Un’indagine della Demoskopea rivela una diffusa intolleranza e disinformazione
«L’omosessualità? È una malattia» dice ancora la metà degli italiani
| Data | 8 lug 1983 |
| Testata | L'Unità |
| Tipologia | Quotidiano |
| Autore | Stefania Miretti |
Articolo sui risultati dell’«Indagine sugli atteggiamenti degli italiani nei confronti degli omosessuali e delle lesbiche», realizzata dalla Demoskopea su commissione della Fondazione Sandro Penna e dell’Assessorato per la Cultura del Comune di Torino: mille intervistati dai diciotto anni in su, stratificati per sesso, età e professione, con un supercampione di duecento torinesi. I dati vengono presentati dall’assessore Giorgio Balmas e dal professor Fabris della Demoskopea, presenti Angelo Pezzana e Vincenzo Cucco per la Fondazione.
Un italiano su due considera l’omosessualità una malattia e il 17% una grave perversione; il 57,8% la confonde con la pedofilia e il 60,1% indica negli omosessuali i principali consumatori di stampa pornografica. Il 27,9% vorrebbe reintrodurre il reato di omosessualità, scomparso dal 1889; il 61,1% chiede invece una legge che ne garantisca diritti e dignità, il 15,3% una legge che li escluda dai pubblici impieghi.
Quasi la metà degli intervistati ritiene che un omosessuale in famiglia comprometta gravemente i rapporti fra figli e genitori, e il 21% lo considera «una grande vergogna». Se il figlio è omosessuale, il 73,9% lo aiuterebbe a diventare «normale» e solo il 10,5% a vivere meglio la propria condizione. Il 70% riconosce comunque che gli omosessuali sono oggetto di discriminazioni. Torino si stacca dalla media nazionale: il 43% considera l’omosessualità una delle molteplici forme della sessualità e il 78,7% aiuterebbe il proprio figlio a vivere la sua condizione senza cercare di modificarla.
AscoltaQuesto ritaglio è raccontato in Ritagli capovolti: Ep. #2 – 8 luglio 1983.