L’AIRDO: storia dell’associazione omofila che si contrappose al Fuori!
Il 13 dicembre 1972 nasce a Milano, con atto notarile, l’AIRDO – Associazione Italiana per il Riconoscimento dei Diritti degli Omofili. A differenza del Fuori!, sceglie fin dall’inizio la forma giuridica: lo statuto precisa che la nuova realtà «è apartitica e non si identifica con alcun gruppo parlamentare od extraparlamentare» e si prefigge di «promuovere l’evoluzione morale, sociale e civile degli omofili; rendere sensibile l’opinione pubblica al diritto degli omofili di esprimere liberamente i propri affetti e i propri sentimenti; assistere sul piano legale, medico e psicologico gli omofili».
Già la registrazione è una vicenda politica. I notai milanesi, «anche in prima fila nella difesa delle libertà civili», si rifiutano di apporre la firma, e l’atto deve migrare a Bergamo, dove un notaio simpatizzante accetta di dare ufficialità all’iniziativa.
Tra i soci fondatori due figure molto diverse fra loro: Elio Modugno, che assume la carica di presidente, e Gino Olivari. L’associazione nasce dall’uscita di alcuni omosessuali milanesi dal Fuori! di Torino, accusato di fare troppa politica senza occuparsi adeguatamente dei problemi specifici degli omosessuali.
La piattaforma, però, porta con sé un prezzo. L’AIRDO mira alla conservazione del «vero maschio omosessuale», la cui esistenza sarebbe minacciata dall’abitudine di alcuni a travestirsi da donna e a ricorrere a operazioni chirurgiche agli organi genitali. «Siamo uomini con tutti i cromosomi al loro posto», dicono i fondatori, «solo che, invece di fare all’amore con le donne, preferiamo farlo con gli uomini». Nell’articolo di presentazione scritto da Chiara Beria per «Panorama» il pregiudizio è esplicito: «travestiti, checche ed esibizionisti» vengono accusati di «danneggiare la causa» con i loro «comportamenti ridicoli e aberranti».
Raccolte centocinquanta iscrizioni tra Lombardia, Veneto, Toscana, Lazio, Sicilia e Campania, l’AIRDO apre la prima sede a Milano presso «Homo», giornale per omosessuali che darà frequentemente spazio alle sue istanze.
È una realtà in netta controtendenza rispetto a ciò che accade nel resto d’Europa, dove le associazioni omofile — Arcadie in Francia, nata negli anni Cinquanta, o molte realtà del nord Europa sorte nell’immediato dopoguerra — stanno cedendo il terreno a gruppi di liberazione omosessuale più politici e rivendicativi. Lo stesso recupero dei termini omofilia e omofilo, popolari in Italia grazie alla circolazione di «Arcadie» nei decenni precedenti, indica un impegno finalizzato all’accettazione della condizione omosessuale da parte del resto della società: finalità agli antipodi rispetto all’azione di sovvertimento delle norme imposte rivendicata dal Fuori!.
Che l’isolamento non fosse una scelta lo dice però la corrispondenza con l’estero. Il 3 aprile 1973 l’AIRDO spedisce ai gruppi stranieri una lettera circolare in inglese, battuta a macchina sulla carta intestata dell’associazione e firmata da Elio Modugno come the secretary, con recapito presso la redazione di «Homo», a Opera, nell’hinterland milanese. Vi si presenta come un’organizzazione nata per aiutare le persone omosessuali «a prendere coscienza della propria condizione, a superare il complesso di inferiorità, a raggiungere un sentimento di sicurezza personale» e per proteggerle «dalle varie repressioni della nostra società»; ma anche, nella stessa frase, per liberarle «da comportamenti nocivi». È la piattaforma del «vero maschio omosessuale», tradotta in inglese per un pubblico straniero. Alle associazioni destinatarie l’AIRDO chiede quale sia il loro programma, se abbiano una linea politica o un radicamento sociale — «studenti, operai, ecc.» — e da che tipo di persone omosessuali siano composte.

Una risposta arriva da Londra l’11 aprile, il giorno dopo il timbro di arrivo. A scrivere è il segretario generale della Campaign for Homosexual Equality, che si presenta come «la più grande organizzazione omofila dell’Europa occidentale», con oltre tremila iscritti, e che accanto al proprio lavoro segnala lo Scottish Minorities Group e FRIEND, servizio di ascolto per omosessuali in difficoltà. Poi aggiunge due indirizzi che nessuno aveva chiesto: il Gay Liberation Front, al numero 5 di Caledonian Road, e il periodico «Gay News», «circa 200 lire a copia». L’AIRDO aveva scritto in Inghilterra per sapere come ci si organizza; da Londra le rispondevano indicandole, accanto all’associazione omofila, anche il versante del movimento da cui si era separata uscendo dal Fuori!.

Nel novembre del 1974 esce a Milano il primo numero del Bollettino dell’AIRDO, che diventa in breve l’attività principale dell’associazione: di un’organizzazione che si era data uno statuto, una sede e un atto notarile resta soprattutto un foglio.
Nota sulle fonti. La lettera circolare dell’AIRDO del 3 aprile 1973 e la risposta della Campaign for Homosexual Equality dell’11 aprile sono conservate nel fondo della CHE presso gli Hall-Carpenter Archives della London School of Economics, dove sono state consultate nel febbraio 2024. La risposta è la copia carbone d’archivio e non reca firma autografa: il nome del segretario generale che la sottoscrive resta da accertare. Le citazioni sono tradotte dall’inglese.
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Le Radici dell’Orgoglio, «L’AIRDO: storia dell’associazione omofila che si contrappose al Fuori!», leradicidellorgoglio.it, https://leradicidellorgoglio.it/le-storie/lairdo-e-la-via-omofila/ (consultato il gg/mm/aaaa).
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