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Le Radici dell'Orgoglio

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Gino Olivari

Gino Olivari

Ingegnere, saggista, attivista per i diritti degli omofili

Nascita
Milano, 13 giugno 1899
Morte
Milano, 11 aprile 1988

Gino Olivari nasce a Milano il 13 giugno 1899. Ingegnere, per quindici anni consulente tecnico della Maserati, eterosessuale ed economicamente agiato, arriva alla questione omosessuale per una via accidentale — e per reazione.

Nel giugno del 1950 due uomini muoiono in una pensione romana — uno uccide l’altro e poi se stesso — e i giornali ne fanno scempio: «fosco dramma fra omosessuali», «il torbido mondo degli anormali». «Alla fin fine il succo dei commenti era: due di meno», ricorderà Olivari. Un vicino di casa, l’editore Piero Milesi — presso il quale faceva stampare le proprie relazioni tecniche — gli chiede di scrivere «due righe» per una rivista che pubblica, «Problemi sessuali», «richiamando a un maggior senso di responsabilità questi giornali». Olivari prepara quattro articoli, che escono nel 1952.

«Quando mai l’ho fatto!». Arrivano cinquantaquattro denunce per oscenità in altrettanti tribunali e un processo per direttissima, con la gente fin nei corridoi; vengono coinvolti come coimputati anche l’allora direttore de «La Stampa», un medico torinese e un giornalista napoletano, per aver dichiarato di condividere le sue opinioni. Nel 1953 l’unico assolto è lui: il Tribunale penale di Milano riconosce negli articoli «una trattazione rigorosamente scientifica nella quale non ricorrevano né concetti né frasi lesivi del comune sentimento di pudore». Condannati l’editore e lo stampatore, la rivista chiude. L’avvocato lo sconsiglia dal chiedere le spese ai denuncianti, «tutti porporati e uomini di Chiesa»: «con la Chiesa noi andiamo avanti vent’anni». Olivari paga di tasca propria e decide: «da quest’oggi divento il difensore degli omosessuali».

Da allora scrive di omosessualità per molte testate — da «ABC» a «Il Ponte» — e per le prime riviste omosessuali italiane, «Homo» e «Con noi», di cui dirà però che lo strumentalizzavano: «era tutta gente che voleva guadagnare sulla pelle degli omosessuali». Pubblica a proprie spese Omosessualità (1958, cinquecento esemplari) e, nel dicembre 1981, Bisessualità – Nuova frontiera dell’Eros per la milanese Todariana Editrice, illustrandone di persona buona parte delle tavole. Nella prefazione sostiene di aver assistito «oltre 850 omosessuali»; nel 1987 parlerà di «quasi un migliaio», sempre gratuitamente: «la mia la considero una missione». A casa sua, per decenni, è un andirivieni di persone in cerca d’aiuto.

C'è molto materiale che aspetta solo qualcuno che lo trascriva, lo rilegga, lo metta in ordine. Si lavora da casa, con i propri tempi.

Dai una mano

Il 13 dicembre 1972 è tra i soci fondatori dell’AIRDO, l’Associazione Italiana per il Riconoscimento dei Diritti degli Omofili, nata con atto notarile — e trovare un notaio disposto a registrarla, ricorda, fu un’impresa. Rivendica la scelta apartitica in opposizione al Fuori!: «il Fuori! era aggregato al partito radicale, c’era di mezzo la politica».

Il rapporto con il movimento è a lungo conflittuale, e il motivo è la sua «metodica sul condizionamento dei riflessi sessuali», derivata da Pavlov: non una terapia di conversione — «l’omosessualità rimane, e io l’ho sempre detto e ripetuto» — ma un metodo per rendere bisessuale chi lo desideri. Mario Mieli, in Elementi di critica omosessuale, lo liquida come «quel farabutto di Olivari». A una conferenza Angelo Pezzana dichiara: «Se fate parlare Olivari io me ne vado»; Elio Modugno, «che pure era mio amico», glielo diceva in faccia ridendo: «Lei è un reazionario e arteriosclerotico». Nel 1976 un suo intervento sulla rivista «Guarire» provoca una pioggia di lettere e perfino la minaccia di bruciare la sede. Eppure al congresso di sessuologia di Sanremo del 1972 è lui a scontrarsi con l’inventore della terapia d’avversione: «quando ho visto il film dell’omosessuale legato che riceveva una scossa elettrica ogni volta che vedeva una foto di nudo maschile ho detto no, sono contrario».

Negli ultimi anni arriva la rappacificazione: frequenta per lungo tempo le riunioni dei collettivi gay milanesi, interviene alla trasmissione gay di Radio Popolare, conta più di un militante fra gli amici. «Sono cambiati loro, non io», dirà. «Io non sono cambiato!» Muore a Milano l’11 aprile 1988. La sua biblioteca, donata dagli eredi, costituisce oggi il fondo Gino Olivari presso il Centro d’Iniziativa Gay di Milano, e comprende le collezioni complete di «Problemi sessuali» e di «Scienza e sessualità».

Nota sulle fonti. In un’intervista rilasciata nel 1987 a Giovanni Dall’Orto e Francesco Vallini, Olivari ricordava il fatto avvenuto l’anno successivo a Milano, in un pensionato di religiosi. Le cronache del 27 giugno 1950 documentano però il fatto romano qui richiamato, e del caso milanese non si è trovata traccia; fra i titoli che Olivari citava a memoria compare inoltre «La Notte» — cui attribuiva «Il fetido fiore dell’omosessualità» — quotidiano che nasce soltanto il 6 dicembre 1952.

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